Roma

Studio della correlazione tra produttività e salario nell’area OCSE

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In questo breve articolo si cerca di rendere evidente l’ipotesi che la produttività del lavoro, sia nella dimensione temporale che in quella spaziale, sia aumentata anziché diminuita, come sostengono gli economisti mainstream. Secondo questi ultimi i salari ristagnano o diminuiscono perché non ci sarebbero incrementi di produttività. In base a questa impostazione solo se aumenta la produttività del lavoro, si verifica un aumento dei salari. Questo assunto contraddice la realtà empiricamente osservabile. Tanto per fare un esempio: un operaio della FIAT di Mirafiori, negli anni settanta, produceva 10 macchine  in un anno, mentre con gli attuali ritmi di produzione, se si lavora a tempo pieno e grazie soprattutto alle innovazioni tecnologiche, un operaio di Melfi è in grado di produrne 65 all’anno.
L’analisi dei dati elaborati rende valida l’ipotesi proposta.
Nell’analisi che qui propongo le dimensioni temporali e spaziali vengono rappresentate mediante un modello di regressione lineare a due variabili. L’approccio che viene utilizzato è semplice ma non banale: si cerca di cogliere un nesso importante con un linguaggio matematico fruibile.
I dati mostrano che la produttività del lavoro è più alta della sua remunerazione, quindi il modo di ragionare secondo il quale non ci sarebbero incrementi salariali per via della bassa produttività è fuorviante, e a mio avviso, poggia su un terreno ideologico.