Perché noi poveri votiamo Destra

Initialement publié le: Mar, 27/11/2012 - 16:32

La tristezza del post-operaismo è un articolo scritto dal Professore di Antropologia e Leader di Occupy Wall Street David Graeber, e contenuto nel libro, pubblicato da Manni, La rivoluzione che viene.
Il libro contiene diversi articoli, ma quello sull'operaismo italiano, anzi su 4 membri autorevoli di questa storia, è davvero curioso e pieno di sorprese. Intanto, perché ci fa vedere con gli occhi di un americano un mondo e certi personaggi che da bambini abbiamo visto al telegiornale presentati come capi o maestri di chissà quali brigate segrete. Poi perché ci dice che fuori dall'Italia certi scrittori nostrani hanno non solo un discreto pubblico, ma godono di una certa venerazione, manco fossero delle Rock Star.

 

©diritti dell'immagine luther Blissett


Prima di presentare un resoconto di questo articolo, vorrei spendere due righe per riassumere il contenuto di un altro articolo, l'unico, insieme a quello sui 4, di un qualche interesse.
L'articolo tratta dei militari e delle motivazioni che li spingono ad arruolarsi – a parte i soldi, ovviamente! – e del perché la sinistra americana non sia capace di intercettare i voti della povera gente – tipo i soldati.
La spiegazione di Graeber è questa: mentre da un lato la sinistra cerca di cancellare la divisione tra egoismo, utilitarismo e menefreghismo, dall'altra lo fa in gran parte per i propri figli.


La sinistra di oggi, scrive Graeber, ha come stelle polari quegli studenti che negli anni Sessanta frequentavano i college e che si battevano per una società senza egoismo.
La loro battaglia radicale non ha portato ad una società migliore.
“Non ha funzionato – commenta Graeber – ma è stata offerta loro una sorta di compensazione: il privilegio di usufruire del sistema universitario per diventare persone che, nel loro piccolo, hanno avuto modo di guadagnarsi da vivere e allo stesso tempo ricercare la virtù, la verità, la bellezza, e soprattutto la possibilità di tramandare lo stesso diritto ai propri figli. Non li si può biasimare per aver accettato l'offerta. Ma non si può neppure biasimare il resto del paese che li vorrebbe all'inferno”.[124]. E li vorrebbe all'inferno perché “un meccanico del Nebraska sa che è improbabile che suo figlio o sua figlia diventino dirigenti della Enron. Ma è possibile. D'altra parte non c'è effettivamente alcuna possibilità che suo figlio, non importa quanto dotato, diventi un avvocato per i diritti umani a livello internazionale, o un critico teatrale per il New York Times. Bisogna infatti ricordare non solo i cambiamenti nell'università, ma anche il fatto che se negli Stati Uniti qualcuno sceglie una carriera che non abbia a che fare con i soldi, per almeno i primi due anni di lavoro non verrà pagato. Questo è particolarmente vero se si vuole essere impegnati nel sociale: lavorare per la beneficenza, o le ONG, o diventare attivisti politici. È altrettanto vero se si vogliono sostenere valori come la Bellezza o la Verità: entrare a far parte del mondo dei libri, dell'arte, o del giornalismo d'inchiesta. Il sistema taglia fuori queste carriere dalla portata degli studenti poveri che completano gli studi umanistici. Strutture di questo tipo sono sempre esistite, specialmente ai livelli più alti, ma recentemente sono diventate fortezze”.[123]
È per questo che il meccanico del Nebraska vota a destra, sceglie Bush.
Bush rappresenta una possibilità, Kerry no.
Figurarsi in Italia, dove per accedere ad una carriera che abbia a che fare con i libri o la carta stampata occorrono anni e anni di militanza attiva non pagata. Per non parlare della politica, dove si rimane militanti portatori di acqua sino ai quaranta e oltre.
Non c'è bisogno di dire che in Italia possono fare politica attiva solo i figli di gente con i soldi, e i pensionati. Tutti gli altri se la guardano alla televisione, la sera, dopo otto ore di lavoro.
È anche per questo che il talk show politico – Santoro, Mentana, Lerner, e company – ha potuto per anni funzionare come partecipazione surrogata alla politica, con tanto di pubblico in visibilio a rendere l'idea di partecipazione e godimento – un po' come nel film hard.

L'articolo su Bifo, Negri, Revel e Lazzarato è pieno di sorprese. Ma non troppe, visto che Graeber è un anarchico dichiarato, e non è difficile intuire cosa un anarchico possa contestare a 4 post-operaisti.
Gli contesta l'attaccamento ad alcuni schemi di Marx.
In particolare Graeber scrive che i 4, “introducendo termini come Lavoro Immateriale, sembrano voler portare indietro l'orologio delle teorie al 1935”[143]
I 4 suppongono che la partizione tra struttura e sovrastruttura, proposta da un certo marxismo, abbia funzionato dai tempi di Marx, e sino agli anni Sessanta del Novecento, e che adesso non funzioni più, che si è passati, insomma, dalla sussunzione formale alla sussunzione reale.
Non ci vuole molta fatica a smontare il meccanismo struttura/sovrastruttura e mettere in ridicolo i 4 pensatori italiani. E Graeber non spreca troppe energie nel mostrare come i 4 sono invischiati nelle dinamiche tipiche delle avanguardie storiche di inizio Novecento.
Dopo il 68 i pensatori radicali misero in discussione i nodi del sistema di pensiero occidentale, (un po' come aveva fatto il dadaismo) fino a proclamare “la morte dell'Uomo , della Verità, della Società, della Ragione, della Dialettica, persino della Morte stessa. Ma nel giro di un decennio le posizioni radicali possibili nell'ambito della grande tradizione della filosofia post-cartesiana sono state fondamentalmente esaurite. Il momento eroico era finito. Soprattutto, è diventato sempre più difficile partire dal presupposto che gli atti eroici di sovversione epistemologica fossero rivoluzionari, o comunque particolarmente sovversivi in campo sociale. I loro effetti sono diventati, semmai, depoliticizzanti. Così come l'esperimento formale dell'avanguardia si è adattato perfettamente ad abbellire le abitazioni dei banchieri conservatori, e il montaggio surrealista si è prestato a divenire il linguaggio dell'industria pubblicitaria, così la teoria post-strutturalista si è dimostrata la filosofia perfetta per accademici auto-compiaciuti e senza nessun coinvolgimento politico.
“Se non altro questo spiegherebbe la cifra ossessivo-compulsiva del costante ritorno a simili momenti eroici. Si tratta di una sottile forma di conservatorismo, una nostalgia per i tempi in cui era possibile indossare un vestito di carta stagnola, urlare un verso senza senso, e osservare come un pubblico di placidi borghesi divenisse una folla inferocita”137.
Quello che vuole dire Graeber (traduco) è che i 4 sono ossessionati dalla ricerca di espedienti artistici e politici con i quali pensano di sconvolgere il borghese benpensante. Un po' come hanno cercato di fare i neo-isti del Teatro Situazionautico negli anni Novanta, salvo poi riproporre forme di modernismo e realismo socialista - tanto per darsi un nuovo inizio.
Ma il Borghese Bempensante che credono di sconvolgere forse non è mai esistito, oppure si annida nelle loro stesse fila, o è all'interno di loro stessi, come uno zoccolo duro di pensiero modernista dal quale cercano con ogni mezzo di liberarsi.
Questo tentativo di liberazione è stato fortemente depoliticizzante, e averlo riproposto in tempi recenti ha significato un grosso passo indietro.
Si possono fare molte obiezioni a questa analisi di Graeber. La principale riguarda la cosiddetta Paranoia Hegeliana dell'Aufhebung, tipica degli anarco-situazionisti. Nei Commentari alla Società dello spettacolo Debord, vado a memoria, scrive che non può scrivere tutto, deve usare un linguaggio cifrato, perché altrimenti lo intercettano e recuperano.
Ma il quadro migliore dello stato dell'anarchia, e della totale incapacità di misurarsi con le cose, lo fornisce Graeber stesso, quando racconta di quella volta che venne regalata una macchina ad un gruppo di agitatori anarchici di New York.
La macchina diventò un problema grosso. Non c'era modo di gestirla. Il gruppo era disorganizzato – anarchico, appunto! – e non aveva una personalità giuridica, e quindi non poteva intestarsi una macchina, o sottoscrivere una assicurazione. Diventarlo avrebbe significato avere un codice, un nome, e dunque essere identificabili.
La macchina non poteva essere intestata neanche ad uno dei membri del gruppo, perché anche in questo caso non poteva essere usata da altri senza deleghe, carte di identità, e tutto l'armamentario di uno stato di polizia.
Non c'era verso di uscire dall'impasse senza declinare l'offerta, senza rifiutare l'affare e ritirarsi, per così dire, dal mondo. 

fonte foto wikipedia

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