I Filologi di Bocchigliero

 
Il giorno 24 novembre 2018 alle ore 10.30, nella biblioteca di Veduggio con Colzano, si è riunita la Redazione del Bollettino Filologico dei Bocchiglieresi Nativi Emigrati (Bofibo) composta da:
 
  • Prof. Saverio Benevento
  • Prof. Antonio Greco
  • Prof. Rocco Rizzuti
  • Prof. Enrico Antonio Scigliano
  • Prof. Giuseppe Pugliese
  • Prof.ssa Mirna Spatafora-Papparella

Presieduta dal Prof. Rocco Rizzuti la Redazione ha delegato la Prof.ssa Mirna Spatafora-Papparella alla stesura del Verbale della seduta. Preposto alla valutazione comparativa dei lessemi e delle rispettive forme flessionali è stato designato all'unanimità il Prof. Rocco Rizzuti.
Assolte le formalità di rito il Prof. Scigliano ha illustrato ai Colleghi l’anfibolia del motto idiomatico sottoposto al vaglio della Redazione da un campione consistente di lettori del Bollettino.
Accettata la proposta, e validata l’anfibolia semantica, la redazione è passata all’esame diacronico dell’epigramma.
Prima che la vagliatura incominciasse, il Prof. Benevento ha esposto al Circolo l'aporia generata dalla sovrapposizione del piano lessicografico, il quale attiene alla lingua viva (Parole), al piano grammaticale (Langue), riferito al morfema come entità atomica.
Recepite le riserve, il Prof. Rizzuti ha introdotto il motto.
Va pîala ŋtrïbissi - ha detto – non è un epigramma del lessico familiare di esclusivo uso domestico e femminile, sostituto più che perfetto della locuzione fallocentrica va piàla intalců. Non sono registrati usi letterali attuali del lessema ŋtrïbissi, tanto da lasciar supporre che trattasi di un passe-partout, affine ad una stereotipia tipica dell’afasico-focolare-femminino, sintomatica di parafasie semantiche correlate alla parola bersaglio, o di parafasie verbali fonologicamente correlate alla parola bersaglio, o di parafasie fonemiche di sostituzione, di inserzione o di trasposizione, o di exploit fonemico-neologistici, oppure di recidiva calzamaglite handmade.
 
Parafasie? – ha provato a chiedere la Prof. Mirna Papparella.

Nel vocabolario delle istituzioni religiose – il Prof. Benevento ha mostrato un incunabolo – vi è un sostantivo terga-estroflesso, parallelo al greco -bìssў, al latino classico -bǖssj, al gotico -bűß, al sanscrito -bǖc, al gaelico -biűs, che allude al Grund e all’ab-grund, ovvero al fondo senza fondo della passione mistica. Il senso è perfettamente chiaro, gli usi sono costanti, le occorrenze stesse del greco e del latino si corrispondono letteralmente. Per questo sostantivo concretum la traduzione normale è in genere “buco (bucu)”, “fondo (funnu)”, “fondo senza fondo (funnu chi kkiù funnu un c’è funnu)”, “fondo sfondato (funnu sʧrazzatu)”. Siccome trattasi di concretum, ossia di con-cresciuto – cresciuto-insieme – lo sfondamento del fondo senza fondo è contemporaneo dell’affondo.
Visto e considerato il prefisso attivo ŋtrï-, l’actus pūrus si converte in actus inpūrus, il bűß o il bǖc oppure il bêssj, mercé la penetrātiō sovrasensibile, muta in oggetto mistico, ma oggetto in absentia, trattandosi appunto di cerchio vacuus, affine a vacãre, evacuare, espellere, ritrarre e spingere, contrarre, serrare, rilasciare, sospirare, fiatare - dal gotico -jåre, dal sanscrito nķujåre, si nkǖ-jarê, incüjarê, o jǐrê, ǐncujǐre, coǐre, ǐre insieme, coitare, affatare, are, incünåre: ǐnkǖgnåtjo.
 
Affatare? – ha provato a chiedere la Prof. Mirna Spatafora-Papparella.

Agitando su e giù un codice miniato cinto dalle dita della mano destra il Prof. Greco ha ribadito che questo stesso prefisso ŋtrï-, con ampliamento dentale, fornisce il latino ĭntro (ntra) e in germanico il gotico gintu-, il tedesco inder-, il tardo gaelico intǖ-, o intrǖ-, o at_tǖ, o pertǖ, a pecu_rǖ, ni_ntǖ, cǖ_ãhā!

Pertǖ? – ha provato a chiedere la Prof. Mirna Spatafora-Papparella.

Il Prof. Greco, prima di sospendere la logomachia del Prof. Rizzuti e chiudere la seduta, ha ricordato il motto facendo notare ai colleghi come il valore mistico di un termine sia spesso percepibile solo dopo la comparazione e la trasposizione in contesti omo-idiomatici. Vi è un senso latamente significativo del sostantivo ŋtrïbissi che si incontra in un gruppo di lingue contigue: in slavo, in baltico e in iranico. Lo slavo -pḯllḯs, il russo -pḯllḯbissi, il lituano -pïllüs, phïllüs, l’iranico -pêllǖt -pêllǖs, pêcüllǖs, -pïllosciã, pillus, pilãmǖs, dal punto di vista formale, rimandano al latino villȫsǖs (peloso, pilusu), der. di vḯllüs (villo, vullu), con raccostamento a vello, no+vellȫ, sono archi- o cripto-tracce di -bissi. Dunque, non si dà -bissi senza -vello, e non si mostra -vello senza -bïssi. Il bïssi vïllȫso è omotetico, appare in figure simili e similmente poste o imposte e incuneate terga/anti-terga col bissi rilasciato e giocondo, sicché l’anti-bïssi in omoeretica spinta si giovi dell’altra, a turno, come chiarisce il greco classico παιδεραστία, der. di παιδεραστής (allu pede e a rasta, dove i fil d’erba cingon la ripa dintorno e il gambo in armoniosa compositio - Dante, I,23).

Pêcüllǖs? – ha provato la Prof. Mirna Spatafora-Papparella.
 
Letto e sottoscritto      
                       
  • Prof. Saverio Benevento
  • Prof. Antonio Greco
  • Prof. Rocco Rizzuti
  • Prof. Enrico Antonio Scigliano
  • Prof. Giuseppe Pugliese
  • Prof.ssa Mirna Spatafora-Papparella

Veduggio con Colzano - 24 novembre 2018
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