Galimberti - manco li cani!

Nel numero di ieri di D – la Repubblica delle donne – Umberto Galimberti (filosofo, sociologo e accademico italiano, anche giornalista di Repubblica, psicanalista e professore universitario tuttologo, allievo di Severino – wikipedia), dice che il corpo della donna è fatto per un altro. Di conseguenza anche la sua psiche è orientata ad altro, per esempio alla cura. Non alla cura di sé (non sia mai!, e Virginia Woolf bestemmia in Una stanza tutta per sé), ma alla cura dell’altro, anche se l’altro è il bambino che si piscia e il vecchio che si caca.
Per nulla presa da se stessa, la donna non si manifesta tale e quale all’uomo, la natura glielo inibisce, visto il vincolo corporeo.
L'uomo bada alla cura quando gli porta guadagno, la donna è altruista per grazia ricevuta.
La donna è legata al corpo, è materica, dice Galimberti, e in più è gravata e pregna, non si solleva dalla terra, non accede all’universale, s’ammucchia monogamicamente - pecorinamente. L’uomo, invece, svincolato dalla natura (sgravato dalla gestazione), si eleva all’idea, e ritto e contratto feconda d’ingegno il mondo, appena prima di contrirsi e ritrarsi schifato dall’afrore perineale.
Intanto che la donna impasta la materia grezza in un atto unico, l’uomo fa transitare dall’idea  infinite occorrenze mondane (scopate).
Gli uomini sono liberi, fanno la guerra, dirigono le industrie e portano a casa la pagnotta, sono votati all’azione, atto puro peripatetico; mentre le donne, legate alla sedia da vincolo naturale, e dunque irremovibile, fanno la calza e ruminano di potenzialità mai attuali. Mentre l’uomo inventa miti, e i miti diventano cultura, e la cultura scuola, e la scuola illuminismo, e l'illuminismo accademico tuttologo, la donna, fissata al suolo dalla sua natura materica, può solo girare il capo come il girasole, e poi afflosciarsi su se stessa la sera, quando l’astro torna a penetrare a ponente. La donna, estasiata dalla rivoluzione, più che dalla luce, guarda il maschio imbambolata, vorrebbe trattenerlo e salvarlo stringendolo al suolo, ma l’uomo s’incazza, la trafigge con lo spadino e l’ammazza.
Poesia.
Bravo, Galimberti.
Senonché, sarebbe stato corretto citare la fonte, dato lo stipendio generoso che ti elargiamo mensilmente. La fonte delle stronzate che divulghi – lo dico a gratis - è Hegel, i paragrafi 369 e seguenti dell’Enciclopedia. In ogni caso, da un accademico pasciuto come te ci si aspettava perlomeno la citazione di Sputiamo su Hegel. Non tanto per il titolo – fantastico – ma perché scritto da Carla Lonzi nel 1970, e che a tempo scaduto puoi comunque leggere gratis qui.
 

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