Saunders, Hegel e la Scimmia

 

In un testo breve pubblicato su McSweeney’s Saunders riferisce di un Report scientifico redatto nel corso della sperimentazione della Borazadina. Il test di sperimentazione del medicinale, che ha avuto una durata di 10 giorni, è stato condotto somministrando la Borazadina a 20 esemplari maschi di scimmia cynomologius. Le scimmie sono state suddivise in 4 gruppo di 5, e a ogni gruppo è stata somministrata Borazadina nelle concentrazioni, ripetitivamente, di 100, 250, 500 o 10.000 mg/kg/giorno.
Sui membri del gruppo a dosaggio massimo (10.000 mg/kg/giorno) gli effetti sono stati immediati e nefasti. Presentavano vomito e disorientamento, ansia, e si grattavano vigorosamente l’addome. Dopo venti muniti sono entrati in stato catatonico e sono stati soppressi mentre erano moribondi. Solo il membro numero 93990, un maschio assai piccolo, che pesava 26 kg, non manifestava alcun sintomo.
Tutti gli animali deceduti sono stati rimossi dai recinti e sottoposti ad autopsia. La morte è sopravvenuta per insufficienza renale.
Il Giorno 2, dopo l’iniezione, gli animali del gruppo a dosaggio 500 mg/kg/giorno hanno cominciato a presentare vomito e comportamenti aggressivi e auto-manipolativi, sfregamento e ditate nell’addome, con qualche contorcimento. È stata osservata una variabile perdita di pelo, da lieve a fortissima. Diversi animali sono stati visti fare smorfie a ciuffi di peli, come nel tentativo di suscitare in essi una reazione impaurita. Potrebbero essere sintomi di un effetto allucinatorio. L’animale 93110 del gruppo a dosaggio 500 mg/kg/giorno è stato visto seduto in un angolo della gabbia in contemplazione del suo vomito, mentre un animale che non mostrava alterazioni (93222) è parso tentare di destare l’interesse di 93110 mediante pacche sulla schiena, seguite da vigorose pacche sulla schiena.
Il maschio piccolo del gruppo a elevato dosaggio, anche dopo la somministrazione del Giorno 2, ha continuato a non mostrare alcun sintomo. Questo animale è stato soltanto sorpreso a fissare intensamente i ricercatori attraverso le sbarre della gabbia e/o ritirarsi di scatto quando i ricercatori facevano ingresso nel recinto muniti di lunghi bastoni per controllare l’eventuale presenza di ciuffi di pelo o depositi di feci liquide.
A metà del Giorno 3 tutti gli animali del gruppo a dosaggio 500 mg/kg/giorno erano deceduti. Prima del decesso gli animali hanno manifestato, oltre ai soliti effetti, sintomi che andavano dal mugolio all'esecuzione di una sorta di rotolio isterico sul pavimento della gabbia, occasionalmente accompagnato da strepiti e bava. Dopo il decesso tutti e 5 gli animali sono stati sottoposti ad autopsia, la morte,  come riscontrato in tutti e 5 i casi, era sopravvenuta per insufficienza renale. Poco prima della morte gli animali apparivano assai vigili, con respirazione accelerata e, in alcuni casi, si producevano in energiche arrampicate sulla corda. È stato ritenuto che la coordinazione ne abbia risentito negativamente, data la maggiore frequenza di cadute. Le reazioni post-caduta variavano da nessuna reazione a reazioni frustrate, con o senza comportamenti auto-punitivi  (schiaffi, peli strappati, rapide scrollate di capo).
Al termine del Giorno 3 gli animali del gruppo a dosaggio 100 mg/kg/giorno sono parsi in preda a una forma di angoscia. Alcuni erano piombati in stato catatonico, altri rifiutavano di assumere cibo, molti avevano prodotto feci liquide dai colori accesi, alcuni stavano seduti a mangiare le loro feci strepitando a intermittenza.
Gli animali del gruppo a dosaggio 250 mg/kg/giorno presentavano sintomi di ansia, e altresì di sbandamento, confusione, sfregamento degli occhi con le dita. Sono stati visti camminare o correre verso le sbarre della gabbia. Andare a sbatterci e, subito dopo, entrare in stato di agitazione. Si sono rilevati sintomi di cecità o cecità parziale. Quando si è provveduto a sventolare alcune bandiere a colori vivaci davanti ai suddetti animali, alcuni non hanno mostrato alcuna reazione, altri hanno reagito scagliando feci contro i ricercatori.
Alle ore 12.00 del Giorno 4 tutti gli animali del gruppo a dosaggio 250 mg/kg/giorno  erano deceduti. La morte era sopravvenuta per insufficienza renale.
Il Giorno 5 si è osservato che l’animale 93444 del gruppo a dosaggio 100 mg/kg/giorno era entrato in agonia. È stato rimosso dal recinto, soppresso e sottoposto ad autopsia. È stato riscontato che la morte era sopravvenuta per insufficienza renale.
Rimanevano solo l’animale 93555 del gruppo a dosaggio 100 mg/kg/giorno, e il maschio piccolo del gruppo a dosaggio elevato 93990. Al termine del Giorno 5 l’animale 93555 mostrava, oltre ai soliti sintomi, diversi attacchi durante i quali si è auto-inflitto graffi e contusioni su collo e faccia cercando spasmodicamente di raggiungere qualcosa al di là del recinto. Questo animale ha inoltre manifestato diversi attacchi di rotazione accelerata su se stesso culminati in cadute improvvise e violente. In alcuni casi è stato riscontrato che la caduta violenta ha causato la perdita di denti. L’animale è stato visto attaccare un dente e ingerirlo. È stato dunque deciso che, qualora tali comportamenti si fossero protratti sino al Giorno 6, si sarebbe provveduto, per ragioni umanitarie, a sopprimere l’animale, ma subito dopo le 23.00 l’animale ha abbandonato tali comportamenti e si è limitato a stare seduto con aria svogliata sopra le sue stesse feci contorcendosi in modo spasmodico, ragion per cui non è stato soppresso, poiché le sue condizioni erano migliorate.
Alle ore 12.00 del Giorno 5, il maschio piccolo 939990 non presentava ancora alcun sintomo. Anzi, si è osservato che mangiava con appetito. Si è arrampicato sulla corda, e a volte è anche sembrato che stesse implorando. Queste implorazioni sono state ritenute, presumibilmente, un blando effetto allucinogeno. Le implorazioni hanno provocato involontari scoppi di ilarità da parte dei ricercatori, che a loro volta hanno provocato l'abbandono del comportamento implorante da parte dell’animale, il quale si è ritirato nell’angolo nordovest, dove è rimasto a lungo seduto di spalle. È stato deciso che, in futuro, i ricercatori si asterranno dal ridere davanti alle implorazioni, in modo da ricavare un’idea più oggettiva della durata delle implorazioni.
L’animale 93555 è stato visto mentre tentava di strapparsi gli occhi e lacerarsi le carni. Dopo respiri sommessi e affannosi e un episodio circoscritto di rovesciamento degli occhi all’indietro, è entrato in agonia, è deceduto ed è stato sottoposto ad autopsia.
Il Giorno 7 l’animale 93990 ha continuato a non mostrare alcun sintomo e ha mangiato e bevuto di gusto.
Il Giorno 9 è stato deciso di testare gli effetti di dosi estremamente elevate di Borazadina raddoppiando il dosaggio a 20.000 mg/kg/giorno. Non è stato riscontrato alcun effetto acuto.
Quando, nella fase post-implorazioni, i ricercatori hanno inserito il bastone per tentare di pungolarlo, 93990 ha strappato loro il bastone. Quando ha tentato di introdursi nella gabbia per recupera il bastone, un ricercatore è stato a sua volta pungolato.
Il Giorno 10 – ultimo della sperimentazione – visto che l’animale non presentava sintomi, si è deciso di aumentare il dosaggio a 100.000 mg/kg/giorno. È stato ritenuto che ciò fosse giustificato dal punto di vista scientifico. È notevole il fatto che non sono stati riscontrati effetti acuti.
Al termine del periodo di studio, cioè a Mezzanotte del Giorno 10, non erano stati riscontrati sintomi di sorta. Perfino col dosaggio eccezionale l’animale è apparso normale, in forma, sano e vigoroso, sotto ogni aspetto.
Alle ore 01.00 del giorni 11, 93990 è stato sedato con una freccetta imbevuta di tranquillante, rimosso dal recinto, soppresso e sottoposto ad autopsia.
Non è stato riscontrato alcun danno renale. Non sono stati rilevati effetti negativi di alcun genere. È stato riscontrato un aumento ponderale di peso.
Tutte le carcasse sono state prese in consegna da un vettore autorizzato al trasporto di materiale da laboratorio e smaltite mediante incenerimento.

Negli appunti delle Lezioni su Hegel tenute da Kojève all’École Pratique des Hautes Études, trascritti e pubblicati da Raymond Queneau, Kojève dice che La comprensione concettuale della realtà empirica equivale ad un assassinio. E aggiunge che Certo, Hegel sa benissimo che non occorre uccidere una scimmia per comprenderla mediante il suo Concetto, cioè per nominarla o definirla, e nemmeno occorre aspettare che effettivamente muoia per poterlo fare. Osserviamo tuttavia – aggiunge Kojève in nota – che una comprensione concettuale o «scientifica» della scimmia porta, prima o poi, alla sua concreta dissezione, all'autopsia.
Insomma, al contatto con la scienza, e per diventare Scienza, la Scimmia deve morire, deve essere messa a morte per mano dello scienziato. La Scimmia, in sé, muore, ma non muore per sé, non possiede la cognizione della propria morte, è priva del concetto della propria morte. La scimmia, dice Kojève, non muore veramente. L’animale non muore. L’essere vivente naturale – l’animale, la pianta, la pietra - propriamente parlando, non muore. Ha semplicemente esaurito le sue possibilità, si «putrefà».
L’Uomo, al contrario, muore. E mure perché desidera. Perché è Desiderio.  E poiché muore, può far morire.
Ciò che l’uomo desidera, per esempio dell’acqua, ancora non c’è, non è qui. Il Desiderio è per adesso solo Progetto di bere, voglia di dissetarsi, Presenza, nell’idea, della cosa desiderata e assente: presenza di un’assenza.
Il Presente, per l’Uomo che desidera, è presenza del presente e presenza dell’assente, insieme. Se il Desiderio è la presenza di un’assenza – dice Kojève -, esso non è una realtà empirica: non esiste in maniera Positiva nel Presente naturale, cioè spaziale. È come una lacuna o un buco nello Spazio: un vuoto, un nulla. Ed è in questo buco che l’Avvenire puramente temporale viene a sistemarsi in seno al Presente spaziale.
Una volta bevuta, cioè negata nella sua realtà empirica, l’acqua viene sublimata (Aufhebung) nel ricordo, cessa di essere, viene annichilita, ed entra nel ricordo proprio perché è annichilita.
Il Reale, dice  Kojève, dura nel Tempo per il fatto che è sublimato nel ricordo. Nel momento in cui il reale presente sprofonda nel passato, il suo Significato (Essenza) si stacca dalla sua realtà (esistenza). Solo allora compare la possibilità di mantenere questo Significato fuori dalla realtà, facendolo passare nella Parola. Questa rivela il Significato del Reale che realizza nel Presente il proprio Passato, cioè quello stesso passato che si mantiene eternamente nella Parola-Concetto. Insomma, il Concetto può avere un’esistenza empirica nel Mondo (dato che quest’esistenza non è nient’altro che l’esistenza umana) solo se il Mondo è temporale, solo se il Tempo ha un’esistenza-empirica nel Mondo.
Il tempo, continua Kojève, deve dunque esistere in un Mondo: è qualcosa che ist da, come dice Hegel, che esiste in uno Spazio, ed esiste in uno Spazio empirico, cioè in uno Spazio sensibile o in un Mondo Naturale.
Il tempo annichilisce questo Mondo facendolo sprofondare ad ogni istante nel nulla del passato. Il Tempo non è nient’altro che questo annichilimento del Mondo. Se non ci fosse un Mondo reale che si annichilisce, il Tempo sarebbe un puro nulla: non ci sarebbe tempo. Il Tempo che è, è dunque qualcosa che esiste-empiricamente, che esiste in uno spazio reale o in un Mondo spaziale. Non è un tempo vuoto, da riempire.
Il movimento storico, che pare nascere dall’Avvenire, passa attraverso il Passato per realizzarsi nel Presente o in quanto Presente temporale.
Anche l’animale ha dei desideri, dice Kojève. Ed è in funzione di essi che agisce, negando il reale. L’animale mangia e beve, proprio come fa l’uomo. Ma i desideri dell’animale sono naturali, si rivolgono verso ciò che è, e ne sono determinati. L’azione negatrice che si forma in relazione a questi desideri non può negare essenzialmente, non può sublimare il reale nel concetto, perché l’animale non ha la parola. E non avendo la parola non può modificare il mondo. Il mondo dato non muta essenzialmente in funzione di questi desideri. Resta identico a se stesso, ed è quindi Spazio, non tempo. Certo, un animale trasforma l'aspetto del mondo naturale in cui vive. Ma muore (putrefà), e rende alla terra quel che le ha preso. E poiché la sua prole lo ripete identicamente, si ripetono anche i mutamenti che esso opera nel Mondo. Nell'insieme la Natura resta quella che è. Se c’è Tempo, è il Tempo biologico, il Tempo circolare di Aristotele; è l’Eternità nel tempo; è il Tempo in cui tutto muta per restare lo stesso.
L’ulivo dell’età di Pericle, dice Kojève, è lo stesso di quello del tempo di Tsipras. Ma la Grecia di Pericle è un passato che non ridiventa mai un presente, e Tsipras rappresenta, rispetto a Pericle, un avvenire che non è mai stato un passato.
Solo l’Uomo crea e distrugge essenzialmente.
Dunque, l’uomo muore, la Scimmia deve essere messa a morte. Se la Scimmia non fosse messa a morte, se non fosse essenzialmente finita o limitata quanto alla sua durata, non se ne potrebbe staccare il Concetto, e far passare nella parola non-vivente il Significato (essenza) incarnato nella scimmia reale. La Scimmia deve essere negata, annientata, annichilita, e per essere annichilita deve presentarsi nel Progetto della Scienza già come Scimmia morta. La Scimmia può entrare nella parola solo da morta. Il concetto, dice Kojève, esiste non nella scimmia (che lo realizza), ma nell’Uomo (che lo pensa), cioè in altro rispetto alla realtà sensibile rivelata dal concetto mediante il suo significato. Il Concetto Scimmia che è il mio Concetto (della scimmia), il Concetto che è altro rispetto alla scimmia viva come una realtà esterna – questo concetto astratto è possibile solo se la scimmia è essenzialmente mortale; vale a dire: se la scimmia viene annientata. Se la Scimmia fosse eterna, se esistesse al di fuori del tempo o senza tempo, il Concetto Scimmia non sarebbe mai staccato dalla scimmia stessa. L’esistenza-empirica (Dasein) del Concetto Scimmia sarebbe la scimmia viva, e non la parola Scimmia (pensata o pronunciata). Non ci sarebbe Discorso (Logos) nel Mondo; e poiché il discorso esistente-empiricamente è unicamente l’Uomo (effettivamente parlante), non ci sarebbe Uomo nel Mondo.
Siccome la scimmia non parla (è questo che dice Kojève, in modo del tutto tradizionale) la scimmia non ha un Mondo.
A queste lezioni di Kejève presero parte, tra gli altri, Georges Bataille, Jacques Lacan, Raymond Queneau, Eric Weil, Maurice Merleau-Ponty, André Breton, Henry Corbin, Raymond Aron, Pierre Klossowski. Si dice che questa lettura di Hegel sia stata profondamente influenzata da Essere e tempo di Heidegger. Sta di fatto che anche Heidegger, in modo del tutto tradizionale, ritiene che la Scimmia, sprovvista di parola, non abbia un Mondo e propriamente non muoia. In Introduzione alla metafisica Heidegger dice che “Mondo si deve sempre intendere in senso spirituale. L’animale non ha mondo, nemmeno un mondo ambiente (Umwelt)”. Più oltre dice che “Essere uomo significa esser uno capace di dire. L’uomo è uno che dice di sì o di no solo perché è, nel fondo della sua essenza, un dicente, è il dicente. Questo costituisce la sua distinzione e, in pari tempo, la sua miseria. Essa lo distingue dalla pietra, dalla pianta, dall’animale. Anche se avessimo mille occhi, mille orecchi, mille mani, molti altri sensi e organi, qualora la nostra essenza non risiedesse nella potenza del linguaggio, tutto l'essente rimarrebbe chiuso per noi: l’essere che noi siamo non meno di quello diverso da noi.”
In Cosa significa pensare, Heidegger dice che “anche la scimmia, come l’uomo, possiede organi prensili, ma non per questo ha le mani. La mano si distingue da ogni altro organo prensile, come zampe, artigli, zanne, infinitamente, ossia tramite un'abissalità essenziale. Solo un essere parlante, ossia pensante, può avere le mani e compiere così, attraverso la manipolazione, opere della mano”.108
La Scimmia, in definitiva, è confinata ad una fissità dell'innato, del cablaggio o del programma innato. Essa si muove, si agita, reagisce agli stimoli, prova anche dei sentimenti, ma non risponde, non decide, non dice né si, né no, non si decide mai a cambiare il proprio destino. E anche quando agisce, i sui atti consistono semplicemente nello svolgere un programma.
Il Mondo, dice Kojève, è umanizzato dal lavoro. L’uomo vive in un mondo tecnico, storico, solo in quanto lavora. Solo l’azione del lavoro (l'azione creatrice) trasforma il mondo. Negandola-rilevandola (Aufhebung) trasforma la natura in Welt (mondo storico). La natura (animale) diventa Mondo (Welt) quando c’è Lotta, quando c’è apparizione della Negatività, una negatività che si realizza come Lavoro.
Ciò che conta è la lotta, la Negazione (attiva) del mondo.
L’Intellettuale, dice Hegel, non nega nulla. Non crea nulla. Manifesta soltanto la sua natura. È un animale spirituale. Ciò che conta per lui è il successo della sua opera. Vuole occupare un posto nel Mondo dato. L’Universo ideale che oppone al mondo è una finzione. Inganna gli altri. E gli altri lo ingannano a loro volta. La Repubblica delle lettere è un mondo di ladri derubati. Il desiderio di riconoscimento dell’intellettuale è una caricatura di quello dell’Uomo effettivo, dell’uomo che lotta e nega lo stato di cose presente.
L’uomo che non lotta, che non lavora e non crea è equiparato alla scimmia. Per quest’uomo, come per la scimmia, il mondo non cambia, tutto si muove, ma tutto ritorna uguale a se stesso, in un tempo biologico eterno in cui tutto muta per restare lo stesso.
Quando l’uomo ripete come una macchina, o come una scimmia, quando ripete in generale, quando cita, quando riassume, o copia e incolla, oppure quando lavora, ma il lavoro non è creazione, non è negazione dello stato di cose presente, ma è ripetizione, è routine, è fabbrica, è ufficio, è mansione, e il lavoro non è musica e letteratura, cinema, teatro e poesia, quando l’uomo ripete si comporta come una bestia, e come una bestia non ha mondo, non ha nemmeno (essenzialmente) una mano.
Siamo in presenza qui del gesto classico e tradizione che vede costituirsi l'idea di uomo come distinzione dall'animale (e dalla macchina), “idea predicata con costanza e unanimità da tutti gli antenati del pensiero borghese, tanto da apparire ormai, come poche altre idee, al fondo inalienabile dell'antropologia occidentale”?[Adorno, dialettica dell’illuminismo]
Davvero l'animale, privato di libertà e autonomia, non potrebbe diventare soggetto di diritti e di doveri, secondo una tradizione antica che si ripete in Cartesio e in Kant?
Davvero l'animale appartiene all'ordine dell'esperienza puramente sensibile, ed è privato, come pensa e scrive Kant, della soggettività e dunque della dignità?
Davvero anche qui si ripete il gesto – come scrive Adorno a proposito di Kant – di padronanza sulla natura, che vorrebbe dominare la natura con la scienza e la tecnica con una guerra, un odio, un'animosità senza pari nella storia del mondo?

Licenza Testo: 
Copyright © 2013 - PSR Tutti i diritti riservati
Share/Save