Il Femicidio e l'indifferenza dei politici

Initialement publié le: 01/02/2013 - 18:14

 

Ogni due-tre giorni, nel mentre stiamo qui a parlare di strategia politica, viene uccisa una femmina. Gli assassini sono prevalentemente i mariti, o i fidanzati, o i loro parenti. È quanto emerge da uno studio accurato pubblicato dalla Casa Delle Donne di Bologna.
L'assassinio non è un evento improvviso e imprevedibile, frutto di un raptus, ma segue temporalmente ad una serie di altre violenze e aggressioni sulla vittima, violenze che diventano nel tempo sempre più intense e frequenti.
La ricerca della Casa Delle Donne è preziosa, e fa emergere dalle violenze subite, storie individuali, spesso silenziose, e consumate dentro le mura domestiche, alla presenza di figli minori, di figlie piccole, che frequentano appena la scuola materna, storie singolari, fatte anche di solitudine e di resistenza ad oltranza, da questi archivi del silenzio e della sofferenza la ricerca fa emergere alcuni elementi che fanno perdere all'assassinio “l’immagine dell’evento imprevedibile o del tragico incidente, per ricondurlo, spesso con modi e forme analoghe, ad un fenomeno più strutturato, silenzioso e sommerso quale è la violenza di genere”.
Mentre il telegiornale, per esempio il TG3, fatto prevalentemente da femmine, con un direttore femmina, ripete tutte le sere il rosario politico: Bersani ha detto, Berlusconi ha detto, Ingroia ha detto, Casini ha detto, Monti ha detto, Vendola ha detto, Amen, un'altra femmina vine uccisa, e la notizia non passa.
Mentre gli strateghi di pallone imprestati alla politica discutono della formazione della lista o della coalizione, e qualche politologo dell'istituto Cattaneo, de-localizzato all'Università degli studi e pagato dal Rettore, disserta sul vantaggio del saper comunicare nella comunicazione politica, o intrattiene un cronista inebetito con altre amene tautologie, mentre a casa o su facebook proviamo anche noi a dissertare di strategia e comunicazione, e ci peritiamo di suggerire alle varie teste di serie le mosse giuste e le mosse sbagliate, ma sempre post hoc, oppure stringiamo il culo e incrociamo le dita e ci concentriamo sul risultato, sulla vittoria, anche quando abbiamo perso di vista cosa c'è in palio, mentre tutto sto fiume di cogitazione senza argine invade i cervelli e si allarga nell'etere sino ad imprimersi sulla carta stampata, mentre tutto ciò accade, un'altra femmina viene uccisa. E tutto passa, nel silenzio. Perché i maschi, e tra essi anche molte donne, sono presi da cose importanti, o stanno recitando il rosario insieme a Bianca Berlinguer:  Bersani ha detto, Berlusconi ha detto, Ingroia ha detto, Casini ha detto, Monti ha detto, Vendola ha detto, un'altra femmina è morta, Amen.

Tutta la ricerca e altre informazioni le trovate qui e qui

Estratto.

NOTA TERMINOLOGICA
Troverete all’interno del quaderno due termini quali “femicidio” e “femminicidio”, all’apparenza simili e che taluni utilizzano in modo alternativo. Vogliamo evidenziare come essi si distinguono per significato politico, avendo origini e connotazioni diverse e per far ciò proponiamo le seguenti definizioni:

FEMMINICIDIO
Secondo l’antropologa messicana Marcela Lagarde che per prima ha concettualizzato il termine, è “La forma estrema di violenza di genere contro le donne, prodotto della violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine - maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, sul lavoro, economica, patrimoniale, familiare, comunitaria, 
istituzionale - che comportano l’impunità delle condotte poste in essere tanto a livello sociale quanto dallo Stato e che, ponendo la donna in una posizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa, o in altre forme di morte violenta di donne e bambine: suicidi, incidenti, morti o sofferenze fisiche e psichiche comunque evitabili, dovute all’insicurezza, al disinteresse delle Istituzioni e alla esclusione dallo sviluppo e dalla democrazia”.
Il termine è utilizzato dai mass media e spesso anche nella letteratura sociologica per indicare le uccisioni di donne in quanto donne da parte di uomini: dal nostro punto di vista esso include l’eliminazione fisica della donna, ma, come ben evidenzia Lagarde, non si esaurisce in essa, comprendendo tutte le violenze e le discriminazioni che le donne subiscono in quanto appartenenti al genere femminile.

FEMICIDIO
Con il termine femicidio, che traduce in italiano l’inglese “femicide” si indica, secondo la definizione della criminologa femminista D. Russell, la causa principale delle uccisioni delle donne, ossia la violenza misogina e sessista dell’uomo nei loro confronti. Il termine quindi in modo più circoscritto si riferisce agli omicidi delle donne, per svelarne la dimensione non neutra e la relazione con la violenza e la discriminazione che le donne subiscono nella società, includendo anche le situazioni in cui, secondo la definizione di Russell “la morte della donna rappresenta l’esito/la conseguenza di atteggiamenti o pratiche sociali misogine”.Il femicidio si riferisce quindi a “tutte le uccisioni di donne in quanto donne”.
Troverete all’interno del quaderno anche chi ha scelto di tradurre il neologismo con il termine “femmicidio” scritto con la doppia consonante, riportandolo etimologicamente al termine “femmina”. Noi preferiamo tradurre con “femicidio”, in consonanza con il termine “omicidio”, per evidenziarne la dimensione sessuata.
 

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