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Initialement publié le:  26/06/2011 - 12:14

Dopo essersi misurato con etimo.it Francesco Bonomi ha lanciato un nuovo progetto. L'idea è di mettere online, consultabile gratuitamente, il dizionario cartaceo di Nicolò Tommaseo e Bernardo Bellini. Il progetto è già attivo, e raggiungibile all'indirizzo www.dizionario.org.
Sapremo tra non molto se l'idea sia una buona idea. Nell'attesa possiamo consultare il Tommaseo fino alla lettera G.
Ma cosa fa di una idea, un'idea buona?
Il successo.
E come si misura il successo?
Il successo si misura dal numero delle persone che condividono il progetto.
Nel caso di dizionario.org, trattandosi di un'opera digitale diffusa tramite il cavo telefonico, si può star certi che il successo sarà determinato dal numero degli accessi o contatti.
Quando il progetto avrà avuto il successo che si merita il suo fondatore potrà sedere, come pari tra pari, a fianco di Elon Musk, Peter Thiel, Steve Jobs, Mark Zuckerberg e Mark Shuttleworth.
Raggiungere i numeri di Mark Zuckeberg o di Peter Thiel non sarà facile, non solo perché il dizionario è fruibile quasi esclusivamente da italiani, e l'Italia non è l'America, non ha un bacino potenziale di svariate centinaia di milioni di utenti, ma anche perché, forse, l'idea del dizionario non è così accattivante, così nuova, così geniale, come l'idea di un libro di fotografie, però sul computer, dove pubblicare le immagini di innumerevoli gite fuori porta, o provini fai da te, con o senza lingerie, da mostrare a tutti gli amici rimasti in loco.
Ci si chiederà come hanno potuto Zuckerberg e Peter Thiel raggiungere il numero di contatti che hanno raggiunto.
Come hanno fatto?
Ci vuole certamente arguzia, ci si deve trovare nel posto giusto al momento giusto, ci vuole anche un pizzico di culo, e poi ci vuole un progetto serio.
Ma tutto ciò non basta per raggiungere il successo. Perché il successo lo determina la gente. E la gente se ne infischia del posto giusto, del progetto giusto, del momento giusto e di tutto il resto. La gente sceglie, e con ciò decreta il successo di un progetto.
In base a quale criterio la gente sceglie?
Qualunque sia il criterio, e conoscerlo equivarrebbe a risolvere la funzione zeta di Riemann, la scelta deve riguardare una pluralità vastissima di individui.
Ma come succede che individui che non si conoscono, che parlano lingue diverse e abitano ai quattro angoli del pianeta, convergano su un unico progetto?
Non sono a conoscenza di una soluzione di questo problema, ma conosco diverse congetture. La più famosa delle quali è la congettura di Max Horkheimer.
Secondo questa congettura "l'uomo non ha modo di sfuggire al sistema" [Eclisse della ragione, p86].
Che si tratti del sistema di produzione e distribuzione del modello T, del modello I, o del modello Y, il sistema approfitta dell'istinto mimetico dell'individuo isolato, fornendogli il modello che lo riconferma nel suo status quo.
Secondo la congettura di Horkheimer i successi di "certi demagoghi moderni si spiegano col fatto ch'essi sfruttano intenzionalmente (e con cattive intenzioni) l'istinto mimetico. Si pensi per esempio a Goebbels, che a prima vista appariva come la caricatura del commesso viaggiatore ebreo di cui predicava la liquidazione. Mussolini sembrava una prima donna di provincia o un caporale da operetta. Quanto a Hitler, pareva che fosse andato a scuola da Charlie Chaplin; i suoi gesti bruschi ed esagerati ricordavano le caricature di uomini forti fatte da Chaplin nelle prime comiche"[105] O si pensi a Bill Gates, presentatosi per anni come il ragazzino impacciato e occhialuto, ma spacca server.
Cosa dice, in soldoni, questa congettura? Dice che all'individuo va bene ogni cosa, va bene youtube, va bene l'iphone, va bene paypal, ogni cosa purché lo si lasci godere in santa pace.
Nonostante la forza di questa congettura, rimangono oscure alcune questioni.
Come si spiega che più individui o, in teoria, tutti gli individui, convergano su un unico progetto?
A questo proposito la congettura si è arricchita di interessanti corollari. Il primo dei quali suona così. Il sistema ti fa il lavaggio del cervello. A furia di proporti un modello, ti convince che il modello piace.
Insomma, l'individuo viene indotto a convergere su un unico punto.
Questo corollario, che non si trova in questa forma esplicita nel testo di Horkheimer, fornisce una giustificazione scientifica a chi vede nei media e negli standard strumenti di coercizione e controllo delle coscienze, e se ha indotto molti individui a spegnere le televisioni e a perdere le più belle puntate del commissario Montalbano, non bisogna crucciarsi più di tanto, dal momento che tutte le puntate sono disponibili in Bluray.
Con questo corollario siamo già nell'empirismo spinto. Per esso valgono tutte le obiezioni avanzate contro l'empirismo.
Qui basti dire che si incorre in un circolo. Perché occorre che vi sia uno standard primitivo (imposto da chi, e a che pro?) che impone di orientarsi verso il punto onde emana il comando coercitivo che ordina di convergere verso il punto I o il punto Y, o il modello T.
Siccome il mondo è vario, e pullula di scienziati come me, uno di essi si è affrettato a proporre una contro-congettura.
La contro-congettura non è firmata, e dice che non è il sistema che fa il lavaggio del cervello alla gente, ma che è la gente che proietta i propri desideri su un punto, e che questo punto assurge a punto mediano del godimento diffuso.
Prendiamo, per esempio, un programma televisivo. Secondo questa congettura anonima non è il conduttore che fa il lavaggio del cervello alla gente, non è possibile, lo abbiamo dimostrato poc'anzi. La gente dovrebbe avere già il cervello lavato. E a meno che non si voglia dar credito alla teoria dell'eterno ritorno, si deve concludere che o il cervello è già lavato, e allora a che serve risciacquarlo, oppure il cervello non è lavato, e allora come può ad una determinata ora di un determinato giorno orientarsi su una certa frequenza di onda?
Ne deriva che è la gente che lava il cervello al conduttore, e gli fa dire ogni cosa essa desideri che egli dica.
Per farla breve, stando a questa contro congettura, il giornalista conduttore di un talk show o di un programma parla-tu-parla-l'altro-adesso-parlo-io, stile tutto il cucuzzaro, sta lì per desidero della gente che si sintonizza.
Ma quale desiderio ha la gente?
Ha il desiderio, il giorno dopo, di parlare con i colleghi, purché si parli di qualcosa. E per parlare con qualcuno bisogna avere un argomento in comune, e se questo argomento non è la teoria della relatività o la partita dell'inter, allora deve essere tutto il cucuzzaro di giovedìsera.
La comunione di un punto unico è indispensabile, perlomeno per fare due chiacchiere.
C'è un punto oscuro in questa contro-congettura.
Una volta che il conduttore si è insediato nel punto unico, cosa garantisce che ciò che da esso promana provochi il piacere in chi vi si sintonizza? E cosa più importante, cosa garantisce che gli uni e gli altri comprendano ciò che il conduttore somministra? O il conduttore propone quesiti inediti, e allora occorrerebbe una per-comprensione, una preconoscenza, una preveggenza, e questo, va da sé, è impossibile, oppure il conduttore e i fruitori sono intrappolati nell'eterna riproposizione degli stessi quesiti, in una sorta di fort-da a libidine regolata, memore del miglior Freud.
Dopo tutte queste farneticazione congetturali e contro-congetturali una cosa rimane salda, la gente si indirizza verso un unico punto. Quali siano le cause di questo fenomeno non è stato possibile chiarirlo qui.
Rimane il fatto che questo fenomeno realizza una profezia dell'Ottocento, questa: proletari di tutto il mondo unitevi. Che la gente si unisca avendo il cervello lavato, o che si unisca per una intuizione di Mark Zuckerberg, o che Mark Zuckerberg approfitti di questo limite strutturale del comportamento della gente, determinato da un quid universale o in via di universalizzazione, sia esso il valore-lavoro, o il valore tout-court, o l'elan vital, o la volontà di potenza, o il cogito sum, o la libido, o un archetipo, o l'io penso che accompagna ogni rappresentazione, oppure l'istinto mimetico, o l'istinto e basta, o la smania di metter su famiglia, che importanza ha?
La gente converge verso un punto, che questo punto abbia un nome, o un nome proprio, o un nome generico, o un nome fittizio, o un nome di dominio, questo nome non può che essere un segno che rimanda ad altri segni tutti presenti nel vocabolario di Niccolò Tommaseo.
Anche se per adesso il vocabolario è fermo alla lettera G, bisogna avere fiducia, anche perché alla lettera C è già presente questa voce, un po' surreale, che certo farà piacere a Mark Zuckerberg che ha saputo sfruttare il comunismo, anche quando tutti lo davano per morto.
Se questo non è genio!

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