Imbeni, Meco And Me

Anni fa, io e il compagno Meco, che è anche un fraterno amico, andammo in una sede dell'allora Pds. Eravamo stati invitati ad un dibattito in quanto rappresentanti di un centro sociale, si parlava di Europa. Alla fine della discussione Renzo Imbeni, che allora era Vicepresidente del Parlamento Europeo, si avvicinò a noi, nacque una discussione che durò a lungo.
La voglia che avevamo di parlare di politica era tanta, e lui apparteneva a quella generazione di dirigenti che non dimentica mai di essere anzitutto militanti, perciò fu una discussione alla pari, contrassegnata da un estremo rispetto.
Imbeni sapeva benissimo chi eravamo. Facevamo parte di due mondi che non si erano mai rivolti la parola, divisi da quella trincea invisibile che il '77 aveva scavato a Bologna.
La nostra posizione sull'Europa era chiara. Un'Europa costruita dalle banche e sull'Euro era destinata a essere la tomba dei popoli e dei lavoratori. Eravamo dei ragazzini, ma la nostra palestra politica era una delle poche sedi dove si analizzavano i fatti, e alla luce di ciò che accadde negli anni successivi, su questo punto avevamo visto benissimo.
Imbeni nutriva delle preoccupazioni, ma era innamorato della creatura che stava contribuendo ad allevare, e sosteneva che grazie all'Europa unita il nostro continente non aveva avuto una guerra da settant'anni. Vero. Ma aveva dimenticato la guerra in Jugoslavia.
Lui stava lavorando alla Costituzione Europea e cercò di farci capire che era importante approvarla, anche se mancavano alcuni aspetti. Diceva che costruire un mercato comune senza regole era pericoloso, che era meglio avere delle regole di convivenza, anche se incomplete, piuttosto che non averne, che poi ci sarebbe stato tempo per ampliarle, anche attraverso le lotte.
Su questo Imbeni aveva ragione.
Ma noi eravamo figli di una cultura del sabotaggio, più bravi, come si dice oggi, a rottamare che a costruire.
Non potevamo capire, per noi la politica era purezza assoluta, non era fatta di passaggi storici.
Ci lasciammo stringendoci la mano.
In seguito, la Costituzione di Imbeni fu bocciata dal voto di alcuni paesi, e il partito non lo ricandidò alle europee.
Sicuramente aveva finito i mandati.
La politica, per noi veri appassionati, è una droga.
La lontananza da essa può essere letale.
Per chi ha questa passione non partecipare attivamente è una vera sofferenza.
Fatto sta che di lì a poco Imbeni morì.Quella discussione mi lascio tante domande aperte, ma ad oggi penso di avere alcune risposte: penso che questa Europa con al centro la Germania sia un Europa che non è mai esistita. L'Europa è stata culturalmente e storicamente il Mediterraneo, ogni volta che il suo epicentro si è spostato in Germania è stato un disastro, con il relativo impoverimento dei paesi del Sud Europa e del Nord Africa. Seconda considerazione: effettivamente oggi, se ci fosse una Costituzione Europea, potremmo appellarci contro questo sterminio economico di paesi interi e la Merkel non potrebbe pronunciare frasi pseudonaziste tipo: "le nazioni possono fallire". Pur non essendo un esperto di diritto Europeo, esistono comunque degli strumenti da utilizzare contro Bruxelles e la Banca europea (leggi "tedesca"), così come è stato fatto in Italia per il Porcellum, quando pochi mesi fa tre volenterosi avvocati hanno vinto contro un'intera classe dirigente. Impostare una causa collettiva composta da avvocati di tutti i paesi colpiti dalla crisi, che sollevi la questione che i parametri di Maastricht non possono ledere i diritti primari di popoli interi. Questa è l'unica via per costruire un Europa che trovi nella lotta una sua Costituzione, come sperava il buon Imbeni, e che si poggi sulle sue vere radici, il Mediterraneo. Se si perde questa battaglia si tornerà a un Europa anni trenta dove i fascismi saranno l'unica soluzione e dove minuscoli stati europei si dovranno scontrare con continenti-nazione: la Cina , il Sud America e la grande Russia. I nostri fratelli nord africani, che con le "primavere arabe" ci hanno teso la mano e che noi, con la nostra cecità, abbiamo consegnato ai "Barbuti religiosi" e alla finanza anglosassone, sono una grande occasione per noi. Un mercato economico composto da settecento milioni di persone, per lo più da ventenni lontani dall'Islam, che noi preferiamo ignorare e lasciar morire nel nostro mare o "torturare" nei Cie, mentre il Nord Europa non distingue più tra tunisini, italiani e greci: per loro ormai siamo un grande sud da sfruttare come forza lavoro.

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