Bocchiglieresi alle prese con il Reverse Engineering

Anche Eislingen, la cittadina tedesca del Bade-Wurtemberg, ha il suo Circolo della Lingua Avita (CLA), e il relativo Bollettino di Filologia dei Calabresi all'Estero.
Il numero del Bollettino del mese scorso è dedicato alla traslitterazione e al Reverse engineering. Molto interessanti sono gli articoli dei professori Teodoro Catalano, Achille Filippelli e Amilcare Greco.
Il Bollettino, come avviene da tempo per il suo omologo nord-americano, è totalmente scritto in calabrese, ed è soggetto agli stessi limiti.
L'argomento discusso dai tre professori è il Reverse Engineering e il digramma «nn».
Prima di passare ad illustrare gli argomenti proposti dai professori è necessario avvisare il lettore che l'intera questione del reverse enginering è affettata dall'infinita diatriba tra «Langue» e «Parol». Una diatriba che il CLA di  Eislingen ha ereditato dal suo omologo nord-americano. Fintanto che la questione non sarà risolta ognuno continuerà a scrivere nel proprio idioma.
Se ognuno si sente in diritto di scrivere nel dialetto del proprio paese, o addirittura del proprio quartiere, è perché non esiste una letteratura consolidata a cui far riferimento (un Dante, insomma). E fintanto che dalla massa di teorici e compilatori di cronache non emergerà un Galileo o un Guicciardini, noi comuni mortali saremo costretti a leggere i resoconti delle discussioni dei vari CLA nelle sfumatura fonetiche e grafiche più svariate.
I tre professori hanno trascritto il resoconto del dibattito, tenuto in dialetto bocchiglierese il 12 ottobre nella sede del CLA di Eislingen, adoperando l'alfabeto ISO 88 59-3 delle Lingue Europee Sudoccidentali e Varie, noto come Latin 3.
La chiave del Reverse Engineering, scrive il prof. Catalano, è la trascrizione. È sufficiente compilare la tabella delle regole di trascrizione per costruire una macchina trascrittrice efficiente.
Il professor Amilcare Greco, a differenza del prof. Catalano, parla di traslitterazione. Secondo lui non si tratta di trascrivere un fonema in un grafema. Non siamo in presenza di un locutore aborigeno, privo di scrittura, che pronunci la parola Sciabil (urina). Se così fosse si tratterebbe di applicare le regole conosciute. Per il trigramma sci, della parola Sciabil, un italiano userà il digramma sc o il trigramma sci, mentre un anglofono sceglierà sh, un tedesco sch, un francofono ch e un polacco sz. Ma le cose non stanno così. Il calabrese è una lingua scritta. E anche se non siamo in presenza di una letteratura vera e propria, ci sono opere a stampa, e persino vocabolari e grammatiche. Dunque, conclude il prof. Greco, nel nostro caso, non si tratta di trascrivere dal dialetto ad una lingua letteraria, ma di traslitterare da una lingua minore (il dialetto) ad una lingua maggiore. Quello che serve non è una tabella di trascrizione, ma una tabella di traslitterazione.
Sbrogliare la matassa, come si intuisce, non è stato facile.
Nel vivo della discussione, per evitare una scissione paventata dal prof. Filippelli, i tre studiosi, di comune accordo, hanno accantonato la questione traslitterazione/trascrizione. Anche perché si sono resi conto che una eventuale tabella delle regole funziona sia per la trascrizione sia per la traslitterazione.
Dopo queste premesse teoriche il dibattito è entrato nel vivo della materia.
Prendiamo il caso del tipo fonico NN e della traduzione dal dialetto all'italiano, disse il prof Catalano. Si può enunciare la seguente regola di traduzione: ogni d(NN) è uguale a ogni i(ND).
Lo stile para-matematico è un vezzo che il professor Amilcare Greco impose al gruppo di studiosi.
La regola dice che ogni tipo fonico dialettale NN, in italiano diventa ND. Per esempio, Quannu (dialetto) in italiano diventa Quando, Bannu diventa Bando, Scinnu diventa Scendo, Kiuviannu diventa Piovendo, Veniannu= Venendo (la regola vale per tutti i gerundi), eccetera.
Tuttavia, ci sono parole (molte parole) che contengono il tipo NN, ma che nella traduzione non diventa ND, come nel caso di Banna (alla banna, vicino, accostato), scannu (scanno, scannare), eccetera.
È qui che entra in gioco la Trascrizione o/e Traslitterazione. La regola  – scrive il professor Achille Filippelli - vale solo per la Trascrizione e/o Traslitterazione, e non anche per la traduzione.
Se la parola è un calco dell'italiano, oppure se le parole (dialettale e italiana) sono entrambe un calco del latino, come nel caso di scannu (scanno, sgabello - dal latino scamnum), allora si tratta di un caso evidente di traslitterazione.
Tuttavia, obiettò il Prof Filippelli, se la parola non è un calco, come ad esempio Conica (Conad, il supermercato) allora si tratta di trascrizione, complicata, in questa circostanza, dalla regola, estesa anche al toscano, che non ammette parole che terminino per consonante. Se, invece, si considerano i casi di Carrafune (carrefour, il supermercato) o di Fuori squatru (fuori Strada) o Salva Sterzo (servo Sterzo) o Reggicristallo (tergicristallo) non si può non notare come la trascrizione sia subordinata a necessità di domesticazione semantica.
Mentre nei casi di mera trascrizione, il processo di reverse engineering è quasi scontato, nei casi di domesticazione semantica la procedura inversa è quasi impossibile.
Quali sono le regole per risalire da Fuori Squadro a fuori Strada, da Conica a Conad e da Carrafune a Carrefour?- chiese il prof. Catalano.
Contrariamente a quello che si può ritenere, il reverse engineering è una pratica molto utile, disse il prof. Catalano. Chi come me è un perfetto bilingue e mezzo (Calabrese, Tedesco e ½ italiano) intuisce la portata della questione. Se ci si trova di fronte ad un bocchiglierese che al cospetto del medico militare si ostina ad affermare che stamattina non ha preso alcuna pentola, si intuisce subito che si è di fronte ad un caso di trascrizione. E lo si capisce applicando le regole del reverse engineering. Il digramma italiano pe corrisponde al dialetto pi, il trigramma nto=nu, il digramma la=lu, tale da ottenere la parola bocchiglierese pinnulu, la cui traduzione corretta è pastiglia (stamattina non ho preso alcuna pastiglia). Lo stesso vale per il caso del compaesano che davanti ad un nuovo collega dell'Innocenti di Milano si esprime così: Sogno Francesco, è un piacere. Anche in questo caso, applicando il reverse enginering a Sogno si ottiene quanto segue: So=Su, gno=gnu. E la frase diventa la seguente: Sugnu franciscu, è nnu piacire, che tradotta diventa Sono Francesco, è un piacere. Una frase, a differenza della prima, perfettamente coerente con il contesto.
Poi ci sono i casi delle consonanti labiodentali (F,V), interpretati (i casi) come manifestazione di dislalie o, addirittura, come manifestazioni di vere e proprie dislessie. Anche in questi casi il reverse engineering è di molto aiuto
Si consideri il caso di mpiarnu – disse il prof. Catalano -. Si tratta dell'inverno o dell'inferno? Nella frase  s'è mprernatu, è evidente che il riferimento è all'inverno (con la labiodentale sonora V). Anche nel caso della frase è nnu mpiarnu, si tratta ancora di inverno, anche se nulla esclude che possa trattarsi di inferno (con la labiodentale muta F).
Il reverse engineerging italiano -> dialetto non presenta alcuna difficoltà, data l'evidenza che ogni v e ogni f=mp.
Il procedimento inverso (dialetto-> italiano) diventa problematico, e solo il contesto aiuta a capire se si tratti di una  labiodentale muta o sonora.
Ci sono casi in cui il contesto ammette entrambe le scelte, e la decisione del locutore si affida al caso, come nella frase u fuacu e u mpiarnu – si tratta del fuoco dell'inverno o del fuoco dell'inferno? Una traduzione errata è più che probabile. E non si tratta di problemi di dislalia o di dislessia. Ma bensì dell'alea insita nel processo di reverse engineering.
A questo punto del dibattito il prof. Greco sentì l'obbligo di una precisazione.
La traduzione – disse –, la mera traduzione, non incappa, e non può incappare, in alcun incidente.
La traduzione parola-per-parola è un'operazione meccanica mediata da un vocabolario. Si prende un termine e lo si converte in un altro, senza riferimento al contesto, alla sintassi e alla semantica. È un puro processo di conversione. Tanto è vero – aggiunse il prof. Filippelli – che i computer sono bravissimi ad assolvere al compito.
Anche la traslitterazione è un processo meccanico semplice. Una volta stabilita una tabella di conversione, si tratta di tradurre un simbolo in un altro.
Nel caso della trascrizione si tratta di tradurre un fonema in un grafema, adoperando una tabella di conversione. In ambito scientifico si adopera l'IPA (International Phonetic Alphabet). Anche in questo caso la conversione può essere meccanizzata.
A differenza della traslitterazione, la trascrizione può incappare in errori, come è ampiamente dimostrato dai vari assistenti vocali forniti insieme ai moderni telefoni cellulari. E ciò dipende dalle differenze regionali nella dizione.
Insomma - tagliò corto il prf. Catalano -, se si vuol capire come si generano quelle interferenze linguistiche che impediscono un felice reverse engineering, bisogna considerare che nel processo sono coinvolte sia la trascrizione, sia la traslitterazione, sia la traduzione.
Prima di tutto si trascrive il suono adoperando il latin 3. Ma il Latin 3 non è  l'IPA.
È qui, in questa conversione del suono nel Latin 3, che si annida la traslitterazione. Il trascrittore non adopera la tabella dell'IPA, ma usa come medium l'italiano scritto imparato alle elementari.
È in questa fase occulta di traslitterazione che si generano errori e indecisioni.
L'indecisione – chiosò il prof. Greco – è alla base di pseudo dislalie e dislessie.
Nella testa abbiamo l'immagine acustica di Vrazzu. Prima ancora di trascriverla in Latin3, occultamente la traslitteriamo in bocchiglierese standrard. Nella nostra testa Vrazzu è già da sempre una figura tipografica.
Si consideri la seguente tabella

Vrazzu=Braccio
cchi bu?= Cosa vuoi
Vuccuglieri=Bocchigliero
Vasare=Baciare
Vucca=Bocca
Vullare=Bollire

fine prima parte.

 

 

http://en.m.wikipedia.org/wiki/File:Marten_van_Valckenborch_Tower_of_babel-large.jpg fonte immagine

 

Share/Save

Potrebbero interessarti anche: