Chi se la mena con la fuga dei cervelli?

Mentre la Spagna, l'Italia e l'Irlanda stanno sperimentando tassi di disoccupazione da Grande Depressione, la Germania, invece, si sta avvicinando alla piena occupazione. Il suo tasso di disoccupazione si appresta a scendere sotto la soglia fatidica del 5%.
Questi dati sono guardati con invidia, soprattutto da chi (la Spagna) ha un tasso di disoccupazione del 26,2% (VENTISEI %!).
Avete idea di cosa significa lasciare a casa il 26% della forza lavoro disponibile? È un disastro. Un disastroso ancora maggiore quando si pensa che essa, a breve, non ha alcuna possibilità di rientrare nel mondo del lavoro.
Ma non bisogna darsi per vinti. Una delle regole fondamentali dell'economia è la mobilità dei fattori.
Senza mobilità dei fattori non ci sarebbe libero mercato. Se il lavoratore, per esempio, non fosse libero di muoversi, ci sarebbe la schiavitù.
Per esserci Mercato il lavoratore deve essere libero di spostarsi dall'azienda dove lavora attualmente, a quella che, nelle circostanze date, gli offre maggiori incentivi e opportunità. Se così non fosse nessun imprenditore sarebbe incentivato ad investire in nuove imprese.
Se qualcuno fosse in grado di accaparrarsi tutta la forza lavoro per un tempo indeterminato, il mercato cesserebbe di esistere. Si tornerebbe alla servitù della gleba.
Vi ricordate della Sentenza Bosman?
Il calciatore Jean-Marc Bosman giocava con la squadra belga del Royal Football Club di Liège, scaduto il contratto aveva deciso di trasferirsi al Dunkerque, una squadra francese. Per svincolare il calciatore la squadra belga pretendeva dal Dunkerque  il pagamento di una certa somma. Il caso si concluse con una decisione presa nel 1995 dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee che consentì ai calciatori professionisti aventi cittadinanza dell'Unione Europea di trasferirsi gratuitamente a un altro club alla scadenza del contratto. Questo per dire che la mobilità del lavoro è un fattore imprescindibile del libero mercato.
Cosa succede quando un'economia, come quella tedesca oggi, si avvicina alla piena occupazione?
I vicini rosicano. E accusano l'avversario di giocare sporco.
Quando ciò succede le misure da adottare non sono molte. O si raffredda l'economia, o si aumenta l'offerta di forza lavoro.
Perché devono essere pese queste misure?
Perché altrimenti la domanda di lavoro finisce per superare l'offerta, determinando un aumento delle paghe. E un aumento delle paghe sminuisce la competitività generale della nazione.
Per fermare la domanda di lavoro si possono alzare i tassi di interesse. Quando il denaro costa di più, gli investimenti calano, e se calano gli investimenti cala anche la domanda di forza-lavoro.
Ma siccome c'è l'euro, il rialzo dei tassi di interesse raffredda le economie di tutta l'euro-zona, riducendo gli investimenti anche in paesi (Italia, Spagna e Irlanda) dove invece ce n'è disperato bisogno.
L'unica altra possibilità per impedire l'aumento dei tassi di interesse è l'aumento dell'offerta di forza lavoro.
Parentesi. L'aumento dei tassi di interesse penalizza anche tutti quelli che hanno acquistato una casa con mutuo a tasso variabile.
L'altra possibilità, dicevo, è l'aumento dell'offerta di lavoro.
L'adozione di questa misura non dovrebbe costituire un problema. Anzi, essa dovrebbe scattare in automatico. I lavoratori dovrebbe essere attratti da quei mercati dove gli incentivi sono maggiori. E siccome in Italia e Spagna, per una porzione considerevole di lavoratori, gli incentivi a rimanere dove si trovano sono prossimi allo zero, un loro spostamene verso migliori lidi dovrebbe essere automatico.
Questo spostamento gioverebbe a tutti. In primo luogo impedirebbe alla Germania di imporre tassi di interesse troppo elevati. Con tassi di interessi più bassi si pagherebbero meno interessi sui mutui delle case, sul debito pubblico, sui prestiti diretti o obbligazionari delle aziende per finanziare gli investimenti, e via dicendo. E ci guadagnerebbero tutti. Con maggiori investimenti anche il tasso di disoccupazione diminuirà. E quando il tasso di disoccupazione diminuisce le paghe aumentano.
Questa è la teoria.
Nella pratica le cose funzionano in modo diverso.
In primo luogo perché per i lavoratori è difficile spostarsi. Soprattutto per quelli che hanno contratto un mutuo per comprare casa. A chi la rivendono una casa comprata a 100 (con mutuo di 100) che oggi vale 75? Poi ci sono i figli. Come portarli in Germania, e iscriverli a scuole tedesche quando hanno gli amici in Italia, e il liceo gli piace veramente?
Poi perché ci sono quelli che se la menano con la bufala della fuga dei cervelli. E dicono che ad andarsene sono i migliori, e che l'Italia così si impoverisce.
A parte il fatto che, stando alla teoria standard, con questo movimento l'Italia dovrebbe arricchirsi, o perlomeno non impoverirsi più di quanto non accadrebbe se i lavoratori non si trasferissero in Germania. Poi, stando alla teoria standard, è scontato che ad andarsene per primi siano i migliori, cioè quelli ai quali in Italia sono offerti meno incentivi che in Germania. Ai peggiori, per adesso, nessuno offre incentivi, né in Italia, né in Germania. Ma solo per adesso. Quando la Germania toccherà quanta 4% andranno bene tutti.
 
fonte immagine wikipedia
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/ae/Mad_scientist.svg

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