Capital Asset Pricing Model (CAPM) e Trade-Off nel Mercato della Marijuana

C'è un mio amico, Nilo Palermo, che negli anni Novanta voleva buttarsi nel ramo della marijuana. Poi considerò i costi-benefici (trade-off), e decise di aspettare tempi migliori.
Negli anni Novanta il mercato della marijuana era troppo volatile, i prezzi salivano e scendevano troppo repentinamente. Poi c'erano le esternalità negative. Se non stavi attento, potevi fumare con gli amici un intero carico.
E poi si stavano aprendo mercati più redditizi, e più sicuri, dove investire i risparmi.
Negli anni Zero decise che era ormai maturo per affrontare la borsa valori.
Ma come valutare il trade-off dei titoli?
Anche per la marijuana le cose non erano semplici. Anzitutto bisognava calcolare il rendimento atteso dell'investimento.
Se investivo un milione e mezzo di lire (c'erano ancora le lire) sulla piazza di San Luca (Calabria) per un chilo di erba, quale sarebbe stato il prezzo giusto di vendita, tale da garantire il massimo guadagno, poniamo, sul mercato di Bologna?
Formula: [I(investimento) x Q(quantità) x T(tempo)] + G(guadagno)= T2 x Q x P(prezzo)
Insomma, per calcolare il guadagno attesto, bisognava conoscere il prezzo atteso.
Fu così che Nilo Palermo abbandonò lo studio di Davide Hume e si buttò sul modello CAPM (si pronuncia cap-em).
Il CAPM è un modello di rendimento atteso di un titolo, e misura il prezzo di equilibrio di un mercato, in funzione del rischio dell'investimento, e ci dice qual è il trade-off tra rischio e rendimento.
Il modello, pensò il mio amico, poteva benissimo essere applicato al mercato della marijuana. D'altronde, il mercato dei titoli e quello dell'erba presentavano, per così dire, le medesime sfumature.
Nel CAPM sono tre le variabili che permettono di valutare un titolo: il tasso di rendimento dei titoli di Stato (un tasso considerato all'epoca super-sicuro o risk free rate), il coefficiente di rischio sistematico, il famoso BETA, e il premio atteso per il rischio.
Nella formula, perla funzionare nel mercato della droga, bastava  sostituire il risck free rate dei titoli di Stato con il tasso di rendimento dei farmaci psicoattivi, un rendimento considerato sicuro, poiché era sufficiente procurasi una ricetta, e avere un efficace oppioide – temgesic, per esempio – con un rischio davvero piccolo di finire nei guai.
Lo studio andò avanti per quasi un anno. E sin tanto che si limitò all'esame dei titoli azionari, le valutazioni e i prezzi apparivano, tutto sommato, ragionevoli. Ciò che vi era dietro (il cosiddetto Strumento Sottostante) era evidente. Era l'azienda con i propri asset. Se un'azienda andava bene, allora comprava macchinari, assumeva persone, vendeva prodotti e macinava utili, e il valore del titolo saliva. Al contrario, scendeva.
Ma fino a quando poteva salire? E, soprattutto, poteva crearsi una dismisura, una sproporzione irragionevole, tra il pezzo dei titoli e gli asset sottostanti? Se la risposta era si, allora il sistema dei prezzi era totalmente (o quasi totalmente) svincolato dallo Strumento Sottostante?
Questi erano alcuni dei dubbi che lo assalivano quando, ormai stanco dell'economia, ripensava ad Hume, e alle soddisfazione che dava lo scetticismo filosofico
Le cose cominciarono a complicarsi quando iniziò lo studio dei titoli che avevano come Strumento Sottostante asset che riguardavano il rischio, tipo i CDS.
Calcolare il fattore BETA diventava pazzesco.
Come calcolare il rischio di un titoli che ha come sottostante un asset il cui contenuto è il rischio stesso? Non si entra in un circolo?
Quando la mente si ingrippava su questi dilemmi, e la testa fumava, Nilo Palermo ritornava per qualche tempo alla lettura del Trattato sulla natura umana, senza dimenticare però la marijuana e i piaceri dello sballo collettivo.
 
fonte immafine wikipedia
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/f/f6/SouthPark1403.jpg

Share/Save