Se abbiamo l'Euro dobbiamo dire grazie a Ciampi e Prodi

In molti nutrivano dubbi sull'ingresso dell'Italia nell'euro. I problemi erano diversi. Alcune critiche erano state già avanzate in uno studio del 1987 coordinato da  Padoa-Schioppa. Nel testo pubblicato dal Mulino (Efficienza, stabilità ed equità), c'è anche un intervento di Paul Krugman.
Nel 1987, e non c'era ancora stata la tempesta sulla lira e la sterlina del 92, Krugman scriveva quanto segue: “Non è esagerato dire che l'Europa – incluso il Regno Unito – comincia ad apparire come un'area dominata dal marco, in cui è la Bundesbank a decidere in sostanza tutta la politica monetaria. Questa situazione rende possibili tassi di cambio stabili. La questione è se questo assetto sia in grado di durare. Fin tanto che l'esigenza di una disciplina esterna volta ad acquisire credibilità costituisce per il resto dell'Europa un requisito fondamentale, la centralità tedesca funziona; se e quando altre considerazioni divenissero prioritarie, è preferibile una crisi simile a quella del sistema di Bretton Woods”.
Una Bretton Woods per l'Europa, è questo che prevedeva Krugman. Ovvero la fine della parità, la fine dell'euro. Quando il sistema avrebbe risentito di una scarsa liquidità, si sarebbe dovuto tornare ai cambi liberi.
Cosa dobbiamo pensare? Che siccome Bretton Woods è finito quando lo ha deciso chi possedeva la valuta dominante, dobbiamo aspettare che a chiedere un ritorno alla lira sia la Germania? È questo che dice Krugman?
Si.
Perché, checché ne dicano i Giovani Catturati dalla Sinistra, il sistema delle monete non è un gioco di monopoli, dove, quando ti stufi, restituisci le fiche, e te ne torni alle tue attività vere.
Si sa che l'internazionalismo è sempre stata una vocazione della sinistra. Anche l'idea di una moneta globale.
L'idea era di Keynes, e la moneta doveva chiamarsi Bancor. Poi non se ne fece niente, perché gli Usa non sopportavano l'idea di avere una moneta che non fosse sotto il loro controllo. E allora, al posto del Bancor, ci siamo dovuti cuccare il Dollaro, sino ai primi anni 70 in modo stringente, e poi in modi sempre più subdoli.
La sinistra ha sempre appoggiato una moneta unica che permettesse di superare molte delle differenze regionali.
Gli italiani, con la lira, a cominciare dagli anni Settanta, e in modo massivo negli anni Ottanta, si sono potuti permettere di invadere le spiagge di Rimini. Ma i più non potevano andare all'estero. Si dovevano accontentare di Rimini e delle albicocche di Lugo di Romagna, perché anche le banane, bene d'importazione, avevano un prezzo proibitivo. Poi, con l'Euro, si sono spalancate le porte del mondo, e così anche gli italiani hanno potuto invade la Fifth Avenueo e Mulholland Drive, o mostrare le chiappe sulle spiaggia tropicali. Nell'ultimo decennio, grazie sempre all'Euro, le mete esotiche sono ritornate ad essere proibitive, ma anche andare a Rimini  non è più cosa da tutti.
La sinistra rimane internazionalista. Anche se alcune certezze cominciano a scricchiolare. Per esempio, sempre questi giovani Catturati dalla sinistra, adesso si sono fatti catturare dall'idea di Sovranità. Che la sovranità sia un ferro vecchio della politica, oggi come oggi, lo sanno pure Panebianco e Sartori.
Non siamo ai tempi di Bodin e della sua République, e i sovrani non sono assoluti (e dunque non sono sovrani), come quando c'era il Re Sole (ammesso e non concesso che il Re Sole sia mai stato sovrano). Già agli illuministi la sovranità puzzava di teologia.
Altra cosa è dire che lo Stato (che non è sovrano per niente, nonostante la teologia costituzionale) deve proteggere con ogni mezzo i cittadini (stanziali o meno nella sua giurisdizione) dalle mire espropriartici di qualsivoglia forza interna ed esterna.
Sovranità è un'arma della destra. È vero che in politica le armi hanno solo padroni e non intenzioni. Ma per favore, non sottraiamo alla destra armi spuntate.
Comunque sia, a sinistra (la sinistra non catturata) già nel 92, e se si indaga ancora prima, forse anche ai tempi del Serpentone Monetario, c'era qualcuno scettico sull'idea di fornire la ex CEE di una moneta unica.
Lapo Berti, in un libro pubblicato dal Manifesto (L'anti-eurpoa delle monete), un libro facilitante accessibile, era ben consapevole delle ingerenze di uno Stato cosiddetto sovrano su altri Stati a sovranità limitata. E poteva dunque scrivere che “un certo grado di integrazione monetaria che imponga un qualche coordinamento delle politiche monetarie è la condizione fondamentale per far cessare o attenuare il Bellum Omnium Contra Omnes che altrimenti si scatenerebbe nelle relazioni economiche internazionali”[45]. “Nel sistema delle relazioni monetarie mondiali, sotto il sottile e fragile velo degli accordi tra paesi, vigerebbe in realtà la legge hobbesiana del più forte. Il sistema che di volta in volta si afferma sarebbe la semplice e diretta espressione dei rapporti di forza economici, ma anche politici, se non militari, che si instaurano nelle diverse fasi evolutive dell'economia mondiale”[68]
Ed era altrettanto consapevole che il trattato di Maastricht avrebbe significato per l'Italia lacrime e sangue. A pagina 52 si stupisce di come si sia potuti aderire con tanta allegria al trattato: “Resta da capire perché paesi a valuta debole abbiano accettato, apparentemente di buon grado, di entrare in un sistema di cambi che era destinato ad avere conseguenza così restrittive sulla loro capacità di manovra della leva monetaria a fini interni e così penalizzanti sui ritmi di crescita delle loro economie”[53]. Quando era evidente ad ogni osservatore, e tra l'altro era scritto a chiare lettere al paragrafo 29 del Rapporto Delors (Rapporto sull'unione economica e monetaria della comunità europea 1989), che “l'onere degli aggiustamenti strutturali e anche di quelli congiunturali torna a pesare in massima parte sulla flessibilità dei salari e sulla mobilità del lavoro. Per di più, con l'esplicitazione di una pesante minaccia: «in caso contrario si potrebbe registrare un declino relativamente importante della produzione e dell'occupazione di aree dove la produttività è inferiore» Delors §29”[38].
Gli unici a non sapere niente sono stati i giovani Catturati dalla sinistra. Catturati dalla propaganda di Prodi e Ciampi.
A Ciampi le cose erano note. Nel 1985 era ancora presidente della banca d'Italia, e scriveva quanto segue: “Le imprese italiane avevano allentato negli anni Settanta il loro impegno nella ricerca delle economie di costo; avevano rinviato il risanamento organizzativo, avevano puntato sui recuperi di competitività attraverso variazioni accomodanti di cambio. A metà del 1980, soprattutto le imprese di grandi dimensioni, contarono ancora una volta su un riallineamento del cambio per guadagnare capacità competitiva e margini di profitto. L'attesa si riflesse in forti pressioni sul cambio. Le contrastammo con fermezza. Il segnale fu recepito. Le strategie aziendali, di investimento e di organizzazione interna, dovettero volgersi all'aumento di produttività e a una linea di resistenza di fronte alla spinta dei costi. Il mutato atteggiamento della politica monetaria e dei cambi ha agito sui comportamenti dei lavoratori dipendenti attraverso le imprese, ma anche direttamente”[53]
Questa stessa strategia portò all'ingresso nell'Euro. L'idea era quella di spingere le aziende ad ammodernarsi.
Poi abbiamo visto come è andata a finire. Le aziende, quando hanno potuto, hanno delocalizzazione la produzione dove i costi erano inferiori. Salari e stipendi sono rimasti al paolo, mentre il potere d'acquisto calava. Una fetta consistente di lavoratori è entrata nel mondo del lavoro con paghe nominali inferiori a quelle di chi era già assunto (cosiddetto precariato). Una miriade di piccole e medie aziende, inserite nella filiera di quelle che avevano delocalizzato, ha chiuso i battenti.
Le lusinghe e le offerte di Ciampi e Prodi (e molta propaganda) devono essere state tali da far perdere la memoria a tanti giovani di sinistra Catturati dalla politica. Giovani che oggi si svegliano con la memoria azzerata. Come se avessero attraversato gli anni ottanta e novanta con le orecchie tappate.
Ma non è così, c'eravate pure voi, ricordate?

 

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