Zingales, quello che ha sbuggiardato Oscar Giannino

Quando il mercato funziona bene i prezzi sono esatti.
Quando invece funziona male i prezzi sono caricati di una rendita. Allora lo Stato interviene per esigere che il mercato torni a funzionare in modo corretto. Interviene, appunto, per eliminare la rendita.
Questa in soldoni la dottrina neo-classica (liberale o liberista).
Chi fa funzionare male il mercato?
Le banche, per esempio. Quando vendono ai clienti titoli di aziende alle quali hanno prestato soldi sapendo che queste aziende sarebbero potute fallire (caso Prmalat). Quando cedono ai loro clienti diritti su crediti altamente remunerativi sapendo che i debitori sono poco o niente solvibili (caso subprime). Quando ti prestano quattro soldi e spalmano il debito su un periodo lunghissimo con tassi esagerati (il caso delle carte di credito revolving).
Le aziende, per esempio. Quando ti vendono il telefono e internet e sei costretto a pagare un sovrapprezzo per via del monopolio sull'ultimo miglio (Telecom). O quando passano dai maglioni alle autostrade, perché sui maglioni c'è concorrenza e non si guadagna bene, invece le autostrade hanno la garanzia statale del monopolio (Benetton). O quando ti rivendono un'azienda che tu gli hai regalato (Alitalia). Oppure quando producono un prodotto competitivo esternalizzando i costi sanitari e ambientale sullo Stato (Ilva).
I professionisti, per esempio. Quando si organizzano il lobby (politici, notai, giornalisti, professori) per ridurre i metodi di accesso alla sola cooptazione.
In tutti questi casi, il prezzo, secondo l'argomento neo-classico (liberale, liberista) è caricato di una rendita. Se il mercato funzionasse bene il prezzo esatto sarebbe più basso.
Per Ricardo e i classici la rendita era il reddito della terra, e l'interesse era quello del capitale.
Per gli economisti contemporanei, fatta salva qualche eccezione, la rendita può costituirsi per ogni fattore economico, dunque non solo per la terra e il capitale.
Per Paul Samuelson la rendita è l'eccesso di reddito guadagnato rispetto ad un uso alternativo che lo stesso fattore potrebbe guadagnare altrove.
Anche per George Stigler la rendita di un fattore consiste nell'eccesso di reddito percepito nel migliore impiego rispetto al possibile reddito in altri impieghi.
Anche il salario può essere in parte, o del tutto, formato da rendita. Se l'uso alternativo del fattore lavoro ha un prezzo uguale a zero, il salario o lo stipendio sono una rendita. È il caso in cui i datori di lavoro non possono licenziare la manodopera, una manodopera che, per le condizioni di mercato, non troverebbe nessun altro impiego alternativo.
Il reddito del lavoratore è invece formato da una parte di salario/stipendio e da una parte di rendita quando l'impresario non può licenziare il lavoratore, ma se potesse farlo, il lavoratore troverebbe un impiego alternativo, ma con uno stipendio/salario inferiore.
Chi permette il costituirsi di queste rendite di posizione?
La risposta dei liberali è inequivocabile. Sono lo Stato (lo Stato clientelare, la casta), e il sindacato.
E chi ci perde e chi ci guadagna?
A guadagnarci sono pochissimi ricchi e parecchi politici, e a perderci sono il capitalismo e il popolo. Questa è la risposta del professor Zingales, uno tosto, uno che insegna in America, a Chicago, la patria dei liberali, dove ha insegnato Milton Friedman.
In un libro pubblicato nel 2012 dal titolo A capitalism for the people (malamente tradotto in italiano con Manifesto capitalista) il professore porta una miriade di esempi di rendita e malapolitica. Ma l'esempio che preferisce, e che propone quasi in ogni capitolo, è quello di Tiger Woods (il golfista dai guadagni milionari).
Come mai Tiger Woods guadagna così tanto? chiede Zingales
Il guadagno è uno Skill  Premium, è una remunerazione del merito, risponde Zingales.
Tuttavia, argomenta il prof., chi è un pelino meno bravo, in proporzione, guadagna molto, ma molto, meno.
Per rendere l'idea agli italiani il prof. ricorre al calcio.
Come mai Cristiano Ronaldo (12 milioni di euro) e Mourinho (10 milioni di euro) guadagnano così tanto? ma tanto di più di un Paletta (500 mila euro) e uno Stroppa (300 mila euro)?
È evidente che il compenso non può essere legato al merito, non può essere uno skill premium.
Cos'è allora il compenso ricevuto, e come viene determinato?
Il compenso è il frutto della concorrenza. C'è una domanda e c'è un'offerta, il prezzo risulta dal loro incrocio.
La concorrenza – scrive Zingales a pagina 70 – è l'ingrediente miracoloso (mano invisibile) che rende il capitalismo un sistema che beneficia tutti.
La concorrenza rende liberi, scrive ancora a pagina 74.
Ma se trucchi le carte (come ha fatto Giannino) rischi di finire in carcere.
La concorrenza – ribadisce a pagina 78 – costringe a offrire beni a prezzi molto vicini ai costi di produzione.
Qual è il costo di produzione di un Paletta? e davvero quello di Ronaldo è stato più alto del 2400%?
Il costo di produzione non ha nulla a che fare col il prezzo di vendita - nel caso dei giocatori è evidente oltre ogni dubbio. La relazione tra costo di produzione e prezzo di vendita è una mera evenienza empirica, o un risultato statistico di nessuna validità scientifica, come dimostrano i compensi delle star del calcio o della musica o del cinema. Una evidenza che Zingales riconosce senza problemi.
Le cose, purtroppo, si complicano, e tutto il discorso sulla meritocrazia, sugli incentivi al merito, sulla fuga dei cervelli (e dei calciatori) rischia di mostrarsi per quello che è, una mega bufala. E tutto si sta complicando perché molti mercati di beni si stanno allineando ai mercati delle superstar.
Gli argomenti proposta da Zinfgales non lasciano dubbi.
Per chiarire come le cose si stiano complicando, passa dall'esempio di Tiger Woods a quello di Bill Gates.
Come mai la Microsoft ha guadagnato così tanto?
Il prezzo del suo prodotto era esatto?
La maggior parte dei software – scrive Zingales a pagina 196 – dai programmi di videoscrittura ai social network, hanno una caratteristica assolutamente inedita rispetto ai beni tradizionali: più persone usano un programma, più questo programma vale per ognuno di essi (il termine tecnico è esternalità di rete).
Questo argomento doverebbe chiudere per sempre la bocca a tutti quegli ex-fgciotti convinti che la differenza la faccia il merito di personalità eccezionali (Zuckerberg, Jobs, Gates, Larry Page).
La differenza la fa il mercato. E per il mercato non è facile sostenere più produttori: chi è in grado di produrre l'applicazione migliore in un determinato ambito domina l'intero mercato – il mercato globale, non solo quello americano, ribadisce Zingales qualche riga sotto.
Il modello è quello dove chi vince piglia tutto.
Un'applicazione quasi altrettanto buona – scrive il prof. nella pagina successiva – non avrebbe lo stesso successo. Non avrebbe alcun successo – aggiungo io.
La novità sorprendente è che questo fenomeno non è circoscritto ai beni che comportano esternalità di rete (come i software) ma vale anche per i beni che comportano esternalità sociali, ossia beni che agli occhi dei consumatori hanno maggiore valore per il fatto di essere popolari[196].
Attenzione!, non si tratta di conformismo o di moda. Il conformismo, o la coazione, non c'entrano niente.
Zingales non affronta questo tema. Non spiega come mai “più persone usano il programma e più il programma vale per ognuno”. Non spiega come e perché si forma questo valore.
Ciò che lo interessa è la sproporzione tra un presunto prezzo esatto, e l'elevato prezzo che si forma nel mercato.
Com'è possibile che si formino prezzi non esatti? – chiede Zingales. E risponde che è colpa della rendita di posizione. Bill Gates e Zuckerberg guadagnano così tanto perché si trovano nella posizione esatta, e non perché il loro prodotto sia il frutto del merito. C'è una sproporzione troppo alta tra il presunto merito e il prezzo complessivo pagato dai consumatori.
Questa situazione – scrive Zingales a pagina 198 – non è specifica del software, ma si sta diffondendo ai film, alle canzoni e all'intrattenimento, così come ai farmaci, ai prodotti high tech (come gli iPod), alle telecomunicazioni, alle automobili e, con l'avvento degli ebook, persino ai libri.
Il prezzo, in questi mercati, nei mercati dove è in gioco il merito, è frutto di una rendita di posizione.
Questo fatto ha una rilevanza enorme per la pace sociale. In un sistema dove chi vince piglia tutto i perdenti sono moltissimi, mentre i vincenti sono pochi.
È una pessima situazione per mantenere la pace sociale – scrive il prof. a pagina 202. Ad aggiungere danno alla beffa, vi è la sensazione che la fortuna faccia la parte del leone in tanti incredibili successi – ancora una volta, un pessimo modo per salvaguardare il consenso sociale.
Che il merito non c'entri niente lo capiscono anche i liberali. I democratici, soprattutto i democratici nostrani, arrancano, sono in ritardo, sono ancora convinti che sia una questione di merito. Prima di tutto bisogna premiare il merito, gridano ad ogni occasione. Se i cervelli sono in fuga è perché in Italia non si privilegia il merito.
Il fatto è – argomenta Zingales - che sin tanto che non si aboliscono le rendite di posizione lo scandalo di chi guadagna in misura spropositata rispetto al merito permane.
La sproporzione tra ciò che uno da e ciò che riceve dalla società è abnorme, smisurata. Dire che è eccessiva è dire poco.
Che fare allora?
Bisogna ripristinare le regole del mercato, dice Zingales. Bisogna abolire la rendita.
Oggi il colpevole numero uno è la rendita.
Lobiettivo di questa lotta alla rendita è lo star system. E le star oggi sono i calciatori, i politici, i CEO delle banche e delle aziende, i proprietari dei social network o di aziende di software, i sindacati, Dolce a Gabbana. Una vera accozzaglia.
Il discorso puzza. Mettere insieme Sindacati e Zuckeberg non è così semplice come pensa Zingales. E non credo proprio che la Rendita sia il loro minimo comun denominatore.
Si parte dall'idea che la rendita è l'eccesso di reddito percepito nel migliore impiego rispetto al possibile reddito in altri impieghi. Quest'idea è sbagliata.
Intanto perché è un'idea statica. Non considera cosa succede nel mercato nel tempo in cui un fattore si sposta da un settore ad un altro.
E poi, in modo più stringente, quest'idea di rendita si basa su un paralogismo.
Impieghi diversi hanno compensi diversi, e impieghi uguali hanno compensi uguali.
Se io passo dall'impiego X all'impiego Y ricevo lo steso esatto compenso perché i due impieghi sono uguali, ma posso passare dall'uno all'altro perché sono diversi. Delle due l'una, o sono uguali o sono diversi.
Tuttavia, se si manifesta l'evidenza di prezzi identici per cose diverse (anche standardizzate, lo stesso prezzo per una diversa, ma identica, bottiglia di coca cola) non è certo la teoria contemporanea della rendita che permette di spiegare il fenomeno. Che cose diverse abbiano prezzi identici, o che cose uguali abbiano pezzi diversi non è spiegabile con la teoria della rendita. La teoria della rendita è un ferrovecchio. Non spiega niente. È uno strumento di propaganda per creare consenso contro questo o quello (i banchieri, magari ebrei, i poteri occulti, lo star suystem, i sindacati. è un film già visto a desra e a sinistra).
Il mercato delle rock star è identico a quello della coca cola. La teoria della rendita non è in grado di spiegare come mai nel caso della coca cola non si formi un sovra-prezzo e invece nel mercato degli iPhone invece si.
In attesa di una teoria che spieghi il mondo dello star system chiedo parafrasando D. Wallace:
La concorrenza ti renderà libero. Ma solo quando avrà finito con te.

fonte e diritti immaigne wikipedia

http://it.wikipedia.org/wiki/File:Oscar_Giannino.jpg

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