Finiremo tutti spennati. Colpa del Keynesismo privatizzato

Il professor Bellofiore ci riprova con un altro libretto, questa volta indirizzato, per lo più, ad alcuni interlocutori privilegiati della sinistra. Gli argomenti, visto il caso, sono esposti in modo meno esoterico, cosicché anche i non iniziati possono capire qualcosa di un discorso economico di classe.
Le avvertenze del professore sono rivolte a Bertinotti (ve lo ricordate? quello con l'astuccio portaocchiali appeso al collo manco fosse San Bernardo), e Rossana Rossanda, l'atavica plume sublime del giornale Il Manifesto (quello prima del fallimento).
Il plot è sempre lo stesso. C'è il professore, studioso di classe, che rimprovera la sinistra di non averci capito una mazza. Per esempio del liberismo.
Altro che liberismo!, scrive il prof., è dai tempi di Reagan che l'impresa sopravvive grazie ad una assistenza continua dello Stato.
Il capitalismo è stato liberista a parole e keynesiano nei fatti.
Gli unici liberisti veri (più realisti del re) sono stati tutti quelli che, una volta cessato il mito della collettivizzazione forzata, si sono affrettati a riconoscere che oltre al mercato, oltre alle libertà borghesi, oltre alla concorrenza, oltre agli skill e alla competitività, non c'è nulla. Di chi parla il professore? Ma della sinistra, è chiaro. “Siamo morti che camminiamo”, scrive della sinistra (includendosi nel gruppo per modestia).[33]
Ce n'è anche per Negri, Bifo, Lazzarato, Marazzi e compagnia bella. Colpevoli di “aver diffuso fantasie nella sinistra italiana”. Per esempio “quella del compiersi di una iper-globalizzazione che porterebbe con sé la fine del lavoro e la fine dello Stato. O quella di un Impero acefalo e di un capitalismo della conoscenza ormai esente dalla crisi”[16]
Poi passa a spiegare il nuovo capitalismo (nuovo tra virgolette. Per significare cosa? Che non è poi così nuovo? E allora perché chiamarlo nuovo? Non sarebbe stato sufficiente dire capitalismo e basta? Sul rapporto conflittuale del prof. con le virgolette vedi qui).
Tutte le teorie che hanno fatto affidamento sulla caduta tendenziale del saggio di profitto, o le teorie del sottoconsumo, tutte le derive della decrescita, hanno preso fischi per fiaschi.
Ciò che si è manifestato in questi ultimi trentanni è un Keynesismo privatizzato© (il prof. ci tiene a ribadire la paternità del termine. Ah, la magia delle parole nuove!).
Di cosa si tratta?
Si tratta di questo.
Negli anni Ottanta la domanda aggregata non era in grado di sostenere la valorizzazione del capitale. L'intervento diretto dello Stato era sparito grazie alle politiche restrittive della Fed già sotto il governo del democratico Carter.
Fu così che il capitalismo inventò il keynesismo privatizzato (è per questa ragione che il copyright del prof. si limita al solo nome).
Nel nuovo (vi risparmio le virgolette) capitalismo anglosassone la domanda “veniva dal consumo a debito, e ciò era possibile grazie a quella vera e propria sussunzione reale del mondo del lavoro alla finanza e al debito. In forma estremamente esemplificata si può descrivere così il processo. I fondi istituzionali (in primis, i fondi pensione) determinano una sempre più accelerata inflazione dei capital asset. L'aumentato valore di questi ultimi fa da <collaterale> ad una nuova prevalente forma di immissione nel circuito monetario: è ora la iniezione di moneta tramite il credito alle famiglie ad essere il punto di origine del finanziamento alla imprese. La politica monetaria deve farsi espansiva. I tassi di interessi si orientano sempre più alla riduzione. Ritorna persino il pieno impiego”.[38]
Vediamo se c'ho capito qualcosa.
I fondi pensione, quelle aziende che vendono ai lavoratori un'assicurazione sulla vecchiaia in cambio di una parte dello stipendio, investono i soldi ricevuti dai lavoratori in borsa, nelle azioni. Il prezzo delle azioni sale. Alla banca centrale sembra che tutto vada a gonfie vele, allora abbassa i tassi di interesse, e inonda il mercato di soldi. Questi soldi dovrebbero generare inflazione. Un mostro per il mercato. E invece non generano niente. Perché, pervenuti nelle tasche dei cittadini sotto forma di mutui e carte di credito, finiscono in Asia e in Europa. Poi con questi soldi gli europei e gli asiatici ci comprano titoli di stato. Ma questa è un'altra storia.
Insomma, scrive il prof., “Altro che liberismo (liberismo tra virgolette)! Altro che finanza perversa (perversa tra virgolette)! Si è trattato di un regime politico molto attivo. Potente nello stimolo alla domanda e alla produzione”[38].
Dagli anni Ottanta – conclude il Prof. - il capitalismo non ha mai smesso di essere keynesiano.
Poi passa alle ragioni che hanno portato alla Grande Recessione. “La vera questione al fondo di questa crisi è che è crollato il meccanismo  che sostentava la domanda, il consumo autonomo a debito del keynesismo privatizzato. Futile prendersela con la diseguaglianza. La crisi è globale non è possibile uscirne con la domanda estesa".[50]
Tutto chiaro. Ma classe che vuol dire? Il prof. Non lo spiega. Presume che noi, ai giorni nostri, lo si sappia.

 

fonte immagine wikipedia

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/8/81/TheLittleRedHen.png

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