Bersani è un diesel

Sono quasi nato in una sezione del PCI in Calabria e quello che ho sempre intuito sin da piccolo è che il partito per i militanti comunisti era tutto, perché per loro il partito significava fondamentalmente "organizzazione". Questa parola, e tutto ciò che implicava, non aveva una valenza negativa come oggi, ma, al contrario, era vissuta come una forza. Poi negli anni settanta arriva la prima crisi della forma-partito; con il movimento degli anni settanta si afferma lo slogan "il personale è politico", che ribadisce un pensiero sacrosanto: i bisogni e i problemi delle persone sono più importanti di quello che pensano il partito o l'organizzazione. Negli anni ottanta, però, questo concetto si trasforma in puro edonismo: il piacere della persona viene prima di tutto. Poi arrivano gli anni novanta; Mani Pulite, con la sua rivoluzione dall'alto guidata dai magistrati (pilotati, forse a loro insaputa, dalle esigenze dell'Europa e dalla futura moneta), decide che i partiti devono morire. Gli scandali non mancano, le corruzioni nemmeno, e alla fine del percorso ci si ritrova i partiti-feudatari: con l'arrivo in politica di economisti, magistrati, imprenditori, avvocati (insomma, la cosiddettà società civile), i politici di mestiere sono messi al bando come uomini pericolosi per il popolo. Quindi, morte le Ideologie, morti i partiti con le loro organizzazioni, in Italia nascono formazioni che non hanno nessuna collocazione nel panorama del parlamento Europeo: il berlusconismo, la Lega, il Pd, Idv e ora il Movimento Cinquestelle, se ci pensate, non hanno uguali in Europa. Arriviamo alle Primarie. Renzi è figlio di questa storia brevemente accennata. Anche lui è un politico di professione, ma è di formazione moderna e con qualche verità in tasca, ad esempio il fatto che i giovani non debbano sempre chiedere permesso ai più vecchi, ma lottare per avere un posto nella storia. Invece Bersani è come se fosse stato ibernato negli anni settanta, e per questo ha vinto le primarie: perché è tornata tra le persone la voglia di avere dei partiti non personali. Inoltre, la crisi e la quasi scomparsa del ceto medio stanno riaprendo la strada ai vecchi valori socialisti, tanto che anche i progressisti italiani iniziano ad assomigliare ai partiti socialisti europei. Bersani sta cercando di modernizzare le posizioni del partito sulle unioni civili e sulla cittadinanza italiana ai figli degli immigrati, superando il freno dei moderati interni al partito; riprende sulle questioni industriali l'eredità di Mattei annunciando il suo viaggio in Libia; mette come prima priorità la questione del lavoro. Per la sua capacità comunicativa Bersani è stato deriso da tutti a volte anche ingiustamente, ad esempio nel caso della foto in cui sorseggia una birra da solo mentre ripassa un discorso. Questa immagine ha una forte carica umana, ma è stata da tutti sbeffeggiata perché ormai se non hai una scorta o non sei circondato da gente festante sei per tutti un perdente. La sua comunicazione però è risultata più vera e più attendibile di quella dello sfidante. Ma la vera vittoria è quella della macchina organizzativa, di cui i veri partiti non possono fare a meno. Perde il partito liquido pensato da Veltroni. Infine, Bersani si pone come unico e vero sfidante a Monti per la Presidenza del Consiglio combattendo la battaglia contro la nuova legge elettorale, peggiore del Porcellum, che consegnerebbe il paese nelle mani dell'uomo della alta finanza sponsorizzato da Napolitano, che per contrastare Bersani a Napoli raccoglieva con i suoi uomini i voti per Renzi. Se, oltre alle primarie, Bersani dovesse vincere questo scontro sulla legge elettorale per lui si aprirebbero le porte della Presidenza del Consiglio. L'uomo che tutti pretendevano veloce a benzina in realtà era un diesel, con poca ripresa ma costante nella sua corsa. Oggi i giornalisti iniziano a corteggiarlo, ma tra poco sarà amato anche dalla sua base perché forse sarà il primo post-comunista eletto come Premier senza bisogno della controfigura. Il mio amico Milo Firone mi diceva sempre: "Tu vesti sempre anni ottanta, prima o poi torni di moda"; ecco, Bersani è tornato di moda.

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