Monti: l'uomo che fece saltare il banco

Con la vicenda del Monte dei Paschi la campagna elettorale per il Pd ha preso una brutta piega, e dovrà essere impostata tutta sulla difensiva. Ma la campagna era sbagliata già da prima, Bersani aveva avuto una grande capacità tattica ma non strategica.
Aver pensato che Monti fosse disposto a governare con Bersani-Vendola è stato un grave errore. Dall'arrivo di Monti è stato chiaro a quasi tutti gli italiani che le sue misure draconiane erano fatte per indebolire il paese, per cederne la sovranità nazionale ed economica ad altri paesi.
La sua funzione è stata ed è quella di distruggere la nazione, non di ricostruirla. Dobbiamo capire che in questi anni si è combattuta una guerra sui debiti pubblici, e l'Italia l’ha persa.
In questo ultimo anno Monti ha avuto la stessa funzione di un governo d'occupazione. Chiaramente le porte gli sono state aperte dal governo precedente, un governo di banditi locali senza più un minimo di decenza.
Napolitano, costretto ad alcune forzature prima del tonfo finale, si è affidato a Monti, il quel gli è stato sicuramente imposto. L'intenzione del Presidente della Repubblica era di poterlo controllare facendolo diventare senatore a vita.
Intanto il discredito della classe politica, sicuramente meritato, falcidiava le prime file in Parlamento, e poi, in seguito, le seconde file nelle varie regioni (Lazio, Molise e Lombardia).
I media nazionali e la magistratura ripetevano di fatto una nuova mani pulite.
Il Pd rima l'unica proposta di governo. Tatticamente Bersani imposta le primarie e le vince contro Renzi (candidato di disturbo sostenuto da Napolitano e dal Pd montiano). Riesce ad evitare la nuova legge elettorale che avrebbe consegnato il paese a un Monti Bis. Imposta le parlamentarie per evitare le critiche sul porcellum, ma commette un errore: punta la sua campagna elettorale su un possibile accordo con Monti dopo le elezioni.
Napolitano, sicuro dell'accordo con Monti, costringe Bersani a ripudiare Di Pietro, mette il veto su una alleanza con Ingroia (che stranamente da mesi attacca il Presidente della Repubblica) e sugli arancioni, ed assicura al Pd che Monti starà al gioco, che non si candiderà.
Ma Monti sorprende tutti, e straccia il patto con Napolitano, che ora si accorge che il guinzaglio era in mano ad altri padroni.
Sicuro dell'alleanza con Monti, il Pd aveva impostato la campagna elettorale secondo un profilo moderato, affidabile, attento ai mercati e ai poteri forti internazionali: questo il suo enorme errore.
I segnali, provenienti da tutte le parti che contano, erano chiari da mesi: Bersani e Vendola non avrebbero dovuto governare.
Poi, una settimana fa, il Fatto Quotidiano pubblica alcuni documenti sullo scandalo del Monte dei Paschi di Siena, che fanno intuire le responsabilità del Partito Democratico rispetto al tracollo della banca. I problemi della banca erano noti già da un anno, ma questi documenti vengono fuori proprio a ridosso dell'inizio della par condicio, quando ormai il Pd non può più impostare una massiccia campagna di difesa. Le voci dicono che le carte mandate al giornale provengono dallo schieramento montiano.
Le mosse di Monti e gli attacchi che sferra al Pd sulla questione della banca avvalorano la tesi del complotto. Ma anche i bersagli colpiti convalidano questa tesi: Bersani è ridimensionato, D'Alema ferito e Amato, che da settimane era indicato come l'uomo nuovo del colle, appoggiato direttamente da Napolitano ed anche dal centrodestra, affondato.
Adesso per Monti il problema è come fermare l'inchiesta al punto giusto, anche perché il movimento di capitali è tale da coinvolgere tutti, compresi i suoi amici.
Un paese con una classe dirigente politica inquisita, screditata e indagata, è incapace di governarsi. In più i movimenti "rivoluzionari" che oggi si propongono sulla scena, sono privi di ogni capacità di governo, e diventano cavalcabili da chi un'idea sul paese ce l'ha.
Per Monti c'è solo un problema: il voto che raccolgono le sue liste non è sostanzioso. In più, Casini scalpita, non è veramente della partita, e non è affidabile. Quindi Monti sarà costretto a far saltare il banco, e a costringere il paese a nuove elezioni, dopo aver determinato il nuovo Presidente della Repubblica e aver depurato il centrodestra da Berlusconi con l'espulsione dal Ppe.
Questo è il progetto, anche se storicizzare in un tempo cosi breve può fare cadere nella fantapolitica. Poi, si sa, i complotti sono fatti per fallire.

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