orig. pub. Ven, 01/06/2012 - 20:48
La città di Bologna, sede della più antica università del mondo, città di mercanti e città di viandanti da sempre, ha perso la sua missione, da molto tempo. La sua decadenza è iniziata con la ristrutturazione della cittadella universitaria, avviata nel 1990.
Oggi l'università di Bologna non è più tra le prime del mondo, la fiera perde eventi strategici, la città perde intellettuali e laureati, guadagnando badanti e pizzerie. E' diventata una città di vecchi e di pensionati, che cerca di vivere sull'affitto di viandanti che vi rimangono sempre di meno.
Il polo industriale fatto di piccole fabbriche chiude, quella che era la porta per l'est Europa comunista, dopo la caduta del muro, diventa una cittadina senza ruolo.
Le sue classi dirigenti vivono di rendita: del resto con ottanta milioni di meno nel bilancio non governi...

 
Un dilemma sta consumando nel silenzio più assordante gli ex comunisti alle soglie dei 60 anni, decidere se continuare a fare i rivoluzionari post-sessantottini con la barba bianca, oppure incamminarsi sul viale del tramonto e morire democristiani.
Nel mentre gli ex-comunisti si consumano nel dilemma, risuonano gli appelli a fare presto un governo lanciati dalla confindustria e dal sindacato.
Gli ex sono preoccupati più a guardarsi l'ombelico che a guardare la tragedia che si sta consumando ogni giorno, a guardare cioè quello che avviene nelle nostre case, nelle nostre strade - la solitudine degli italiani.
 
 

licenza testo 

diritti immagine: http://flic.kr/p/7RTy2s Non commerciale Condividi allo stesso modo Alcuni diritti riservati

 

Nessuno chiedeva al presidente della repubblica di passare da Bersani a Johan Cruyff.
Come sanno bene gli amanti del pallone, Cruyff inventa il Calcio Totale con il quale inizia la modernità nel calcio. Una rivoluzione che costrinse ad avviare anche nel calcio italico quel rinnovamento che portò alla vittoria dei mondiali nel 1982.
Nessuno, ripeto, chiedeva a Giorgio Napolitano di nominare un condottiero capace di porre al riparo l'Italia dalla tempesta che pare stia arrivando, ma nemmeno gli si chiedeva di consegnare la democrazia italiana a 10 nani che sembrano usciti da una fiaba o da un libro dell'horror.
Con questa scelta il presidente della repubblica si è arreso all'incapacità dei suoi figli del partito democratico di essere per una volta nella vita uomini di Stato.
Se un errore così grave, per giunta anche anti-democratico, l'avesse fatto il povero...

Nel mese di ottobre è uscito presso Asterios Editore l'ultimo libretto di Giovanni Mazzetti, professore di Politica dello sviluppo economico.
Nel libretto non c'è nulla che il professore non abbia già ampiamente discusso nei suoi libri precedenti, persino in Scarsità e redistribuzione del lavoro, del 1986, a parte qualche considerazione sul governo dei tecnici, sulla moneta, e un decalogo di cose da fare per uscire dalla crisi.
Non sarebbe male se qualche partito di sinistra, anziché copiare i programmi degli altri concorrenti, copiasse i dieci punti, e li incollasse nel proprio - di programma. Farebbe sicuramente la felicità del Prof. Mazzetti.
Per facilitare il compito allo staff di Bersani, di Vendola, di Di Pietro, Di Nencini, di Rutelli, di Rosi Bindi, di Di liberto, Di BeppeGrillo.it, Di Casini, o di Renzi, in coda ad alcune considerazioni sparse,...