I milanesi hanno qualche problema con le rotonde. È un fatto risaputo. Ne hanno parlato anche alla televisione. Prima della ventata riformatrice, la quale ha obbligato i sindaci della città metropolitana e dei centri conurbati ad uniformarsi alla nuova moda rotondista, prima di questa ventata, le cose, a Milano, andavano in tutt'altra maniera. E anche le rotonde sottostavano, se non ad un tiro, perlomeno ad una regola ambrosiana. Così come accadeva, e accade tutt'oggi, per il Carnevale e per le procedure tecniche del palazzo di giustizia.
La regola era questa. Essendo Milano provvista di numerose e larghe piazze, vanto europeista dei trascorsi para-haussmaniani e napoleonici, ed essendo queste piazze attraversate per lo più da due strade  di diversa importanza, tanto da realizzare, per chi nella piazza vi sostava permanentemente come un'installazione equestre, un quadrivio. Ma...

In Italia non cambierà niente che non sia stato deciso altrove. La possibilità che ci è stata data in queste elezioni è di votare per un Europa a trazione tedesca, oppure per un Europa a trazione Americana. L'Italia ha già deciso da mesi con chi stare. Quando Renzi e Napolitano hanno incontrato Obama stringendo un patto con lui, lo ha fatto anche l'opposizione.
Grillo e Casaleggio entrano ed escono dalle ambasciate Americane ed Inglesi, mantenendo sull'Europa una posizione apertamente anti-tedesca. Come si è visto bene a Kiev, in tutta Europa i gruppi fascisti al soldo degli americani hanno una sola funzione: mettere in difficoltà la Germania.
I tedeschi sono i primi a temere la chiusura dei rubinetti del gas russo perché le loro industrie dovrebbero cercare in breve tempo grandi quantità di energia in altri luoghi.
Alcuni fatti recenti sono segnali di questo...

Perito termotecnico, di umile estrazione, fuoricorso di scienze politiche a Padova (dove ha insegnato Toni Negri). Gli unici esami – dice - li ho sostenuti durante le occupazioni dell'università.
Nel 1996, in giacca e cravatta (in prestito) entra in TV come consulente di Livia Turco, ministro della Solidarietà Sociale. Porta ancora l'orecchino, come gli arzilli compagnoni del defunto coordinamento aut-op anti-imperialista anti-militarista.
Nel 1999 si candida alla carica di sindaco di Padova.
Davvero crede di poter vivere di pane e politica? - Chiedono i detrattori.
Poi smette la giacca e la cravatta e ritorna ad indossare la t-shirt antagonista delle Tute bianche, dei disobbedienti, e diventa protagonista delle lotte anti-globalizzazione del G8. Si riappropria del fascino e dell'abito dei vecchi baffoni aut-op.
Il flirt con la politica seria,...

A cavallo tra il XX e il XXI secolo Alain Badiou tiene delle lezioni che poi pubblica in un libro. In queste lezioni parla di tante cose, del secolo che sta per finire, del secolo che lo ha preceduto, del romanticismo, del comunismo, dello stalinismo, e di Lacan.
Lacan è citato ogni tre righe, e se non si ha un'infarinatura della sua barocca terminologia, non c'è verso di capire sino in fondo le argomentazioni di Badiou (come quelle di qualsiasi altro filosofo o libero pensatore – Žižek – che faccia uso della neo-psicanalisi lacaniana).
Il poco tempo che rimane dopo aver atteso a tutte le incombenze del vivere (lavorare, fare la spesa, lavare i piatti, e pagare le bollette), non basta nemmeno per leggere lo 0,01% degli autori (quelli importanti) che mi piacerebbe leggere. E dunque, Lacan deve attendere tempi migliori.
Data questa deficienza, alcune argomentazioni...

Alan è un dirigente d'azienda USA, padre divorziato di una ragazza iscritta ad un college costoso. Ha iniziato la carriera come venditore porta a porta. Poi è entrato in un'azienda di biciclette, ha salito tutti i gradini, e ha iniziato a occuparsi di strategie, di produzione, di competitività, di qualità, di riduzione di costi e, infine, di delocalizzazione.
È la storia di un uomo sorpreso, nel mezzo dei suoi 50 anni, dalla bolla della speculazione edilizia. È la storia di un uomo che scopre, a tempo scaduto, che la promessa americana di prosperità e ricchezza non è stata mantenuta.
La produzione fa il giro del mondo, si ferma dove trova le condizioni migliori. Ma non si ferma per sempre. La concorrenza tra le aree vuole che il processo sia inarrestabile (e sempre più rapido). Ci vollero più di 350 anni affinché il capitalismo, nato in Italia, si spostasse in Olanda,...

Viviamo in uno Stato Cattolico. Prima di essere Socialisti o Liberali, siamo Cattolici.
Il sentimento cristiano, nei cittadini, è più forte di qualsiasi convinzione politica.
La Costituzione, l'amata Costituzione, che si vuole, costi quel che costi, rendere immune ad ogni mutamento, è intrisa di sano Cattolicesimo. Lo è nei Principi fondamentali, all'articolo 3; nel titolo III, Rapporti Economici, all'articolo 36; e ancora, sempre nei Rapporti Economici, all'articolo 41.
In questi importanti articoli si definisce l'unità di misura delle relazioni tra i cittadini, tra il lavoro, l'impresa e la remunerazione. Si dice, insomma, come debba essere, e funzionare, l'ordine sociale, e quale criterio assumere come discrimine di una vita civile.
Questo criterio è la dignità.
Ciò a cui i cittadini debbono mirare, e commisurare i propri sforzi, la barriere che...

Renzo Rubino è un cantante Big (uno di successo) in gara al festival di San Remo di quest'anno. Un sito di politica come questo non si occupa mai di cantanti. A meno che essi non si offrano per esibirsi prima o dopo qualche comizio elettorale, o non appoggino la candidatura di qualche parlamentare, o presidente di provincia o di regione, come in passato ha fatto un mio amico con quel Buffalmacco di Loiero.
Quando, invece, sono i cantanti ad occuparsi di politica, come ha fatto l'altro ieri Rubino su Radio Italia, qualche commento è d'obbligo.
Cosa ha detto di tanto genuinamente politichese Renzo Rubino?
Ha detto che quando lui sale sul palco canta, ma è come se facesse l'amore col pubblico.
Quest'idea del contatto immediato (senza mediazione, senza riserve e senza preservativo) è vecchia quanto la scienza politica stessa. Ed è sopravvissuta a potenti...

Quando ero studente delle superiori, al quinto anno sono stato eletto rappresentante d'istituto insieme al mio carissimo amico Luigi. Un giorno il Preside ci chiamò, dicendoci che dovevamo andare classe per classe a leggere una nuova disposizione che proibiva a chi arrivava alla seconda ora di poter entrare nell'istituto a seguire le altre ore di lezione. Il mio istituto era un professionale industriale, passavamo ore e ore a limare pezzi di ferro, un lavoro noiosissimo, tanto che ne approfittavamo per discutere del mondo, delle radio libere o di cinema. Tornando alla proposta del Preside, noi rifiutammo di farlo, ma lui ci ricordò che eravamo dei delegati, che eravamo un'istituzione e, in quanto tale, non potevamo rifiutare di svolgere il nostro compito: il vecchio ci aveva incastrato. Ci toccò andare in giro per le classi facendo la paternale ai ragazzi e informando che il...

C'è questo bellissimo articolo dell'economista Paul Krugman pubblicato dal Sole 24 Ore che finisce con queste parole:

La cosa triste è che il fatto di aver trasformato in feticcio la classe media, il fatto di fingere di appartenere quasi tutti a quella classe è una delle ragioni principali del fatto che molti di noi, in realtà, non ne fanno parte. Ecco perché è una buona cosa che la cittadinanza si renda sempre più conto della realtà delle differenze di classe: perché in questo modo aumentano le probabilità di cominciare a creare davvero il tipo di società che facciamo solo finta di avere.

È una buona cosa rendersi conto delle differenze di classe.
Krugman si rivolge agli americani, ai suoi concittadini, i quali ritenevano, e ancora ritengono, di appartenere per la gran parte alla cosiddetta classe media.
Che cos'è la classe media?
È uno status...

La strategia dell'Aventino dei Cinquestelle in questi giorni non la capisco. I contenuti possono essere interessanti, per certi aspetti condivisibili, la mossa del decreto Imu/banche da parte del Governo è sicuramente scorretta. Non entro nel merito del finanziamento alle banche, non ho gli strumenti per comprenderlo, sicuramente c'è la fregatura, ma la gestione dello scontro totale contro le istituzioni, i partiti e la finanza non può funzionare. Troppi fronti aperti per poter vincere, troppe accelerazioni per poter tenere uniti i 160 parlamentari. In ogni lotta che si rispetti bisogna tenere aperto un tavolo di trattativa. Per esperienza nei movimenti, le accelerazioni erano il segnale della fine di quei movimenti. Le posizioni rigide non possono tenere dentro otto milioni di votanti, ad ogni scelta i Cinquestelle sono destinati a perdere dei consensi, non ultimo anche il mio a...

Il Jobs Act è il programma proposto da Matteo Renzi per ridurre la disoccupazione dall'attuale 12 e passa percento ad un livello pari, non dico a quello dell'Austria e della Germania (5%), ma perlomeno a quello della Svezia (8%).
Siccome non si può più usare la leva monetaria (svalutazione), e anche la leva fiscale (detassazione) è stata sfruttata fino all'osso, quale altro strumento rimane per aumentare la produttività del lavoro?
La produttività del lavoro è il rapporto tra una misura di quantità di prodotto e una misura della quantità di lavoro impiegato per produrlo.
Tradotto: il lavoro è più produttivo se in un'ora anziché produrre 10 beni ne produco 12. Ovvero se con la stessa quantità di lavoro produco più beni di prima. Ossia se con un monte salari più basso produco la stessa quantità di beni. In tutti questi casi la produttività è aumentata.
Non...

Quello che Cuperlo e Fassina non dicono è che le loro dimissioni sono dovute al fatto che il piccolo gruppo di opposizione nel Pd (gli Ex Ds – con tutta la vecchia nomenclatura) non ha un leader ancora riconosciuto. Sono divisi tra bersaniani, dalemiani e altro.
Fassina, con Bersani in ospedale,  per primo ha provato a coprire l'area del vecchio segretario. Con l'ingresso in campo di Fassina, Cuperlo è stato costretto a dimettersi dalla Presidenza del Pd (un incarico che lo imbalsamava) per poter rivendicare di nuovo il ruolo di leader di questo piccolo gruppo.
Qual è la materia della contesa tra i due? I pochi posti che spettano a questa area nelle prossime elezioni.
Con i listini bloccati il rischio che decida tutto Renzi è alto. In più, gli ex Ds si sentirebbero più forti con le preferenze. Hanno i soldi per poter fare grandi campagne ai singoli aspiranti...

Finalmente ho fatto la conoscenza di un luminare del Wisconsin. Uno di quegli studiosi tanto amati e citati dagli speakers radiofonici, quelli che appena accesa la radio li si sente dire Sapevate che l'1% della popolazione mondiale possiede il 99%... Secondo una ricerca dell'Università del Winsconsin questo 1% è concentrato..., eccetera eccetera.
Wolfgang Streeck, un sociologo imprestato all'economia politica, ha insegnato all'Università del Wisconsin, è diventato membro dell'accademia delle scienze di Berlino, dell'accademia europea, ha insegnato a Francoforte e New York, Munster, Berlino, è diventato direttore del Max-Planck Insistute di Colonia e insegna nella locale università, e di recente ci ha deliziati con un libro sulla Grande Recessione.
Il libro è originale. Non si limita a un'analisi del perché e del percome è iniziata la Recessione. D'altronde, quasi tutti...

Tra i casi clinici ci sono quelli di due-tre amici (oh, amici, non ci sono più amici!). E quando parlo di casi clinici non lo faccio tanto per dire, o per spararla grossa, eccetera. Parlo sul serio. Questi miei amici (dove siete finiti, amici?) a scadenze fisse (sedute) li puoi trovare stesi sul letto dell'analista.
Ad averli stesi è stata la politica.
Questi amici hanno un'unica passione, sono amici della politica. E per la politica possono anche morire.
Ma la morte non sopraggiunge a richiesta.
Anche quando fanno di tutto per assicurarsi un suicidio politico, quando, per esempio, contro ogni buon senso, credono di vedere in Bersani, non dico il salvatore della patria, ma perlomeno il garante  di una certa continuità (status quo), anche quando si impegnano in tutto ciò, e lo fanno mettendoci la faccia (e come potrebbe essere altrimenti, non ci si suicida...

Lo spread stamattina era a 198. Questa guerra ci è costata due milioni di disoccupati. Sarà ricordata come la prima guerra mondiale del debito pubblico. Se la guerra è veramente finita, ora ci sarà un piano Marshall o sarà più simile ai trattati restrittivi post prima guerra mondiale?

Anni fa, io e il compagno Meco, che è anche un fraterno amico, andammo in una sede dell'allora Pds. Eravamo stati invitati ad un dibattito in quanto rappresentanti di un centro sociale, si parlava di Europa. Alla fine della discussione Renzo Imbeni, che allora era Vicepresidente del Parlamento Europeo, si avvicinò a noi, nacque una discussione che durò a lungo.
La voglia che avevamo di parlare di politica era tanta, e lui apparteneva a quella generazione di dirigenti che non dimentica mai di essere anzitutto militanti, perciò fu una discussione alla pari, contrassegnata da un estremo rispetto.
Imbeni sapeva benissimo chi eravamo. Facevamo parte di due mondi che non si erano mai rivolti la parola, divisi da quella trincea invisibile che il '77 aveva scavato a Bologna.
La nostra posizione sull'Europa era chiara. Un'Europa costruita dalle banche e sull'Euro era...

In un'economia chiusa, autarchica, non aperta agli scambi con l'estero, tutti i beni e i servizi prodotti in un anno non acquistati dallo Stato o dai cittadini devono essere impiegati dalle imprese per produrre nuovi impianti e attrezzature, o essere accumulati come scorte. Le scorte, strano a dirsi, sono considerate come investimenti.
Alla fine della fiera, l'identità contabile di ciò che viene prodotto, consumato o investito si può esprimere così: Pil=C+I+G. Il PIL è uguale al consumo + gli investimenti + la spesa pubblica.
In un'economia aperta agli scambi con l'estero, ai beni e servizi prodotti e consumati o investiti all'interno, si sommano quelli esteri. In questo caso l'identità contabile si esprime con questa equazione: Pil=C+I+S+X-M. Il PIL è uguale al consumo + gli investimenti + la spesa pubblica + le esportazioni – le importazioni.
Per semplificarsi...

Secondo una consolidata teoria post-operaista, negli anni Settanta, le industrie di grandi dimensioni, in risposta alle lotte dell'operaio-massa, avviarono un processo di ristrutturazione.
Alcuni sabotatori, anche disorganizzati, potevano bloccare intere catene di produzione, bastava inceppare una linea in un reparto, rallentare in un punto, sabotare un servomeccanismo, eccetera eccetera.
Fu così che le industrie di grandi dimensioni furono smembrate, e molti processi esternalizzati. Anche sulla spinta delle lotte dell'operaio-massa nacquero i distretti industriali.
Il distretto è costituito da una serie di industrie piccole e piccolissime, fortemente specializzate, che orbitano intorno ad una industria di grandi o grandissime dimensioni.
Le dinamiche distrettuali generano una forte specializzazione. Prendiamo il caso dei telefoni e dei  Bell Labs, oggi di...

Segretario: Amadeo Bordiga (1921-1923), Palmiro Togliatti (1923-1924/1930-1934/1938-1964), Angelo Tasca (1923-1924), Antonio Gramsci (1924-1926), Camilla Ravera (1927-1930), Ruggero Grieco (1934-1938), Luigi Longo (1964-1972), Enrico Berlinguer (1972-1984), Alessandro Natta (1984-1988), Achille Occhetto (1988-1994),Massimo D'Alema (1994-1998), Walter Veltroni (1998-2001), Piero Fassino (2001-2007), Walter Veltroni (2007-2009), Pierluigi Bersani (2009-2013), Gianni Cuperlo (2013-?).
Forse è arrivata l'ora di rompere l'incantesimo. Siamo stanchi di "vincere" sempre. Fra l'altro Massimo D'Alema è stato l'unico Segretario di questa lunga tradizione a diventare Presidente del Consiglio, ci è diventato sfruttando gli arcani della politica, la base del partito non l'ha mai perdonato. Dalla nascita del P.C.I.  ad oggi (era il 1921, quasi un secolo), per solo due anni, senza il voto...

Si racconta che a Napoli il giovane Giorgio Napolitano fosse chiamato "u reuccio". La sua somiglianza con Umberto II era molto marcata.
Il nostro Presidente nasce a Napoli da Giovanni, avvocato liberale, poeta e saggista, originario di Gallo di Comiziano (Napoli), e da Carolina Bobbio, figlia di professionisti napoletani di origine piemontese. La Bobbio si dice che fosse contessa, la leggenda racconta che fosse a corte dei Savoia. Chiaramente è una semplice storia, una favola, niente di provato.
La sorte è stata bizzarra con Napolitano, lo ha messo alla Presidenza della Repubblica e lo ha fatto eleggere per la seconda volta, tanto che Crozza lo beffeggia chiamandolo Re Giorgio.
Vittorio Emanuele, un altro Re, fece arrestare nel '43 il Cavaliere Mussolini, facendolo accompagnare dai carabinieri alla porta, "per tutelare la sua sicurezza", si diceva.
Ora,...