Clitoride

 

Il termine “Clitoris” è apparso in Francia durante il XVII secolo. Lo si trova nel dizionario di R. Cotgrave del 1611 (p.203) con la seguente definizione: “A woman’s Priuities” (Lepidi-Di Marino*, Anatomic Study of the Clitoris and the Bulbo-Clitoral Organ, 2014).
Il termine si diffuse in tutta Europa, soprattutto attraverso anatomisti italiani e inglesi, determinando la scomparsa definitiva del temine “landica”.
Lepidi-Di Marino menzionano una serie di parole che includono il termine clitoris:
 

Clitoral – Che si riferisce alla clitoride;
Clitorism: Erezione estesa e dolorosa (patologica) della clitoride (è identica al priapismo negli uomini);
Clitorise to: Tocco lascivo della clitoride;
Clitoridectomy: Resezione parziale o totale della clitoride;
Clitoromegaly: Dimensione abnorme della clitoride;
Clitoresque: Che evoca la clitoride;
Acomoclitism: Feticismo legato al pube glabro.

La definizione di Cotgrave, scrivono Lepidi-Di Marino, viene riportata tale e quale nel Dizionario di Godefroy, “Dizionario di francese antico e dei suoi dialetti del IX al XV secolo (1881-1902), ma con una piccola modifica: “A woman’s Priuities” diventa “A womans privities” - molto comprensibile!- commentano Lepidi-Di Marino.
Godefroy dà anche la sua propria definizione di Clitoris: “Piccolo organo carnoso all’ingresso della vulva”.
Nel dizionario di P. Richelet, “Dizionario Francese” (1680), la definizione vira verso l’anatomico: “Clitoris, Termine dell’Anatomia: Carne che è in alto e dentro le labbra della matrice”.
Stessa definizione si trova nel Dizionario Universale di A. Furetièr (1690). L’autore si basa sui risultati di Falloppio: “Clitoris, termine dell’anatomia: è un nome che Falloppio ha dato a una piccola cannula che è posta sul davanti della vulva. Essa ha due legamenti e quattro piccoli muscoli e un glande coperto d’una pelle delicata, come un prepuzio. Qualcuno la chiama verga femminile. Talvolta la si asporta con operazione chirurgica quando è troppo esterna”.
Nel dizionario di Arte e Scienza di Th. Corneille (1694) la copia delle due precedenti definizioni è evidente: “Clitoris, Termine dell’Anatomia. Piccola cannula che è posta sul davanti della matrice. Ha due legamenti, quattro piccoli muscoli, e un glande coperto da una pelle molto delicata. Questa parola viene dal greco Kintoron che significa in latino pudenda mulieres”.
La prima edizione del dizionario dell’Académie française (accademia fondata dal Cardinale Richelieu) apparve lo stesso anno (1694) e fu seguita da numerose edizioni.
Nel 1972 (4° edizione) la clitoride è definita “termine dell’anatomia. Piccola parte di carne tonda che è posta in alto nelle parti naturali della femmina”.
Nel 1798 si riporta la medesima definizione.
Nel 1835 (6° edizione): “La clitoride: termine d’anatomia. Piccolo organo di carne, di forma tonda e allungata, che è posta in alto nelle parti naturali della femmina e di tutte le femmine degli animali quadrupedi”.
Nel 1879 (7° edizione), stessa definizione.
Nel 1932-35 (8° edizione), “La clitoride: termine dall’anatomia. Piccolo organo di carne, di forma tonda e allungata che nella femmina è posto all’entrata della vulva”.
La consultazione di dizionari francesi più recenti, scrivono Lepidi-Di Marino, mostra che la definizione del termine clitoride non è realmente progredita. Nel dizionario Larousse del 2013 (Petit Larousse, Larousse de la Langue Francaise) si trova questa definizione: “La clitoride: Piccolo organo erettile situato nella parte superiore della vulva”.
Nell’Hachette 2013, si trova la stessa definizione del Larousse.
Nei dizionari inglesi recenti, notano Lepidi-Di Marino, la definizione è diversa. Nell’English Dictionary del 2013 dell’Università di Cambridge, la definizione è la seguente: “Clitoris, piccolo organo sopra la vagina che può dare a una donna piacere sessuale quando è toccato”. Sfortunatamente, commentano Lepidi-Di Marino, la localizzazione dell’organo non è accurata e il carattere erettile non è menzionato. Per contro, e con nostra grande soddisfazione, notano Lepidi-Di Marino, la definizione della clitoride del Dizionario dell’Università di Oxford è perfetta: “una piccola, sensibile, erettile parte dei genitali femminili, all’estremità anteriore della vulva”. Nei dizionari di inglese contemporaneo, notano sempre Lepidi-Di Marino, si trova anche una buona definizione: “piccolo organo nella parte anteriore della vulva, che è il centro delle sensazioni sessuali nella donna”.

Com’è definita la Clitoride nei dizionari italiani?
Intanto, c’è un problema di genere. Perché in italiano clitoride è sia sostantivo maschile che sostantivo femminile.
Stando al Google books Ngram Viewer, il Clitoride (maschile) ha avuto una certa fortuna a metà del Settecento e a inizio dell’Ottocento, poi ha conosciuto un tracollo che è durato sino al 1968, quando ha iniziato a mostrare segni di ripresa; ripresa modesta che si è accentuata a partire dal 1992. La clitoride (femminile), invece, ha conosciuto un uso notevole per tutto l’Ottocento, nel 1968 ha avuto una notevole impennata, durata sino al 79, quando è iniziato un lieve calo, ha tenuto una posizione stazionaria per tutti gli anni Ottanta, ed ha cominciato a salire a partire del 1990.

Il Grande Dizionario italiano Online Hoepli riporta al seguente definizione: [cli-tò-ri-de] s.f. o m. (pl. -di), ANAT Organo erettile esterno dell'apparato genitale femminile situato nella parte anteriore della vulva.

La definizione del Dizionario Garzanti online è pressoché identica a quella dell’Hoepli:

[cli-tò-ri-de] n.f. o m. pl. -i (anat.) organo erettile dei genitali esterni femminili, situato nel punto di congiunzione delle piccole labbra. Etimologia: ← dal gr. kleitorís -ídos, deriv. di *kléitōr ‘collina’.

La definizione davvero sorprendente si trova nel Dizionario Online Treccani.
La Treccani – come si legge sul sito – è un Istituto riconosciuto quale ente di diritto privato di interesse nazionale e istituzione culturale (l. 123/2 aprile 1980). La legge 123 del 1980, all'art. 1 stabilisce che “A decorrere dal 1 gennaio 1980 le istituzioni culturali elencate nella tabella, di cui al secondo comma del presente articolo, sono ammesse al contributo ordinario annuale dello Stato nella misura indicata nella tabella stessa”, e all’art 2 afferma che “Il Ministero per i beni culturali e ambientali esercita la vigilanza sulle istituzioni culturali di cui al primo comma”.
Insomma, il Dizionario è compilato da studiosi della lingua italiana, i quali, per ricevere il contributo, devono impegnarsi (art. 1 della legge) a) a svolgere servizi di rilevante valore culturale; b) a svolgere e promuovano attività di ricerca.
La Treccani ha una lunga storia. Il progetto fu avviato nel 1925 dall’imprenditore lombardo Giovanni Treccani. Nel gennaio del 1933, con un decreto convertito in legge nel 1934, ottenne il sostegno pubblico, tramite la partecipazione al capitale (5 mil. di lire ciascuno) di cinque enti di diritto pubblico (Banco di Napoli, Banco di Sicilia, Monte dei Paschi di Siena, Ina, Istituto Poligrafico dello Stato). Nel 1978, nel 1995, nel 2000, il capitale venne aumentato, e entrarono nella proprietà la BNL, la Banca di Roma, la Fondazione Cariplo, la Fondazione Carisbo. Il carattere pubblico dell'Istituto è evidenziato non solo dalla costituzione dello stesso in base a legge, ma anche dalla competenza per la nomina del suo Presidente, che è attribuita al Capo dello Stato, su proposta del Presidente del Consiglio e previa deliberazione del Consiglio dei ministri.
Si tratta di un ente pubblico a tutti gli effetti. Questo non vuol dire che siccome è pubblico svolge male il suo compito; che è un carrozzone in perdita, eccetera eccetera. Niente di tutto ciò. L'istituto ha 105 dipendenti, di cui 97 sono impiegati, e un costo complessivo del personale di € 6.892.000. Nel 2015, stando alla relazione della Corte dei Conti, pubblicata dal Senato, l'Istituto ha conseguito un utile di 443.570 – un dato di tutto rispetto, se confrontato con quello dei diretti competitor.
Per quanto riguarda il web – si legge sempre nella nota della Corte - i risultati conseguiti dal Portale www.treccani.it sono di forte impatto: il sito si trova nella classifica dei Top 500 siti italiani (posizione 215 nell’anno 2015, rispetto a 203 nell’anno 2014 e 1.826 nell’anno 2010), ed è il secondo sito a carattere enciclopedico (dopo Wikipedia), con circa 450.000 utenti unici quotidiani (dato in continua crescita); le sessioni annuali complessive sono passate da 107.820.415 (gennaio-dicembre 2014) a 126.031.021 (da gennaio-dicembre 2015), con un aumento del 17 per cento; le visite effettuate da smart-phone e/o tablet hanno toccato il 52 per cento, rispetto al 45 per cento del 2014; il magazine e le newsletter raggiungono 240.000 utenti; i follower su Twitter sono 129.000 (124.000 nel 2014), 253.000 i fan su Facebook (erano 64.000 nel 2014) e circa 1.000.000 sono i prelievi di documenti (download di App ed Ebook) rispetto agli 800.000 del 2014.
Nel board dell’Istituto siede la solita gente: Abete, Amato e compagnia bella – si tratta sempre di un carrozzone pubblico. Nel consiglio scientifico, invece, si trovano persone di tutto rispetto, professori con cattedre da ordinario in Italia e all’Estero: Luciano Canfora, per esempio, Carlo Ossola (professore al Collége de France), Gianfranco Pasquino (accademico Lincei), Gilles Pecout (ENS Parigi), Alberto Quadrio Curzio, Luca Serianni, Marianna Mazzucato (SPUR Sussex), Melania Mazzucco, scrittrice – solo per fare alcuni nomi.

La definizione della Clitoride su treccani.it è la seguente:

clitòride s. f. o m. [dal gr. (ἡ) κλειτορίς -ίδος; l’uso come masch. è dovuto a influenza del fr. le clitoris]. – In anatomia, organo erettile femminile impari e mediano, omologo al pene virile, però rudimentale, situato nell’angolo anteriore della vulva.

Controllato anche voi, magari ho digitato male qualcosa!

http://www.treccani.it/vocabolario/clitoride

Si tratta, senza ombra di dubbio, di una definizione Fallocentrica e Teleologica.

Più di un secolo di femminismo – in tutto il mondo, anche in Italia – alla Treccani non ha mosso niente, niente. I termini sono gli stessi che usava l’idealismo di Hegel. Quando Maurizio Ferraris dice che in Italia ha dominato e domina ancora l'idealismo, non si sbaglia. L’idealismo vive ancora in queste voci di vocabolario, che nessuno cassa – penso a Luca Serianni, che ci fa la predica sull’uso del c’ho e del c’ha, vere barbarie fonetiche; penso a Marianna Mazzucato che raccoglie notizie di giornale per informarci su quello che sappiamo ma non vogliamo sentire, e cioè che dietro il business dei privati ci sono i soldi dello Stato; penso a Gianfranco Pasquino che al programma di approfondimento del telegiornale suda sette camice per spiegare in 31 secondi i pregi del collegio uninominale con o senza preferenza. Tutti questi emeriti professori del comitato scientifico cosa fanno, lo consultano il dizionario, cassano qualche voce? che fanno? cosa fanno, dov’è il controllo, la peer review, e tutte gli altri controlli ordinari nelle comunità scientifiche? Può darsi che Clitoride sia un lemma secondario, di poco o scarso valore, una parola di nessun interesse, paragonata, che so, a resilienza, a frame, a outfit, a truck show, emoji, phubbing geek, geek, chic girl, crush pixie, cut digital, detox, Double denim, Jorts, cosplay, Cam girl, Confettata, soft butch, Decostruzione, Reflazione, queer teory, LGBT, Donut, Meet up, Speed date, Petaloso, eccetera.

Il termine Fallocentrismo è ricavato dal più noto Eurocentrismo.
Per Eurocentrismo bisogna intendere (copio e incolla dell’enciclopedia Treccani) la “tendenza a considerare l’Europa come centro politico, culturale ed economico del mondo, sia nel senso dell’egemonia nella politica mondiale (e in tal senso l’e. fu di fatto superata dopo la Seconda guerra mondiale) sia sul piano culturale, muovendo dal presupposto – dichiarato o implicito – di una sostanziale superiorità della civiltà europea (o occidentale in genere), e giudicando le altre culture e civiltà sulla base di tale criterio, e dunque della loro coerenza con principi e valori affermatisi nella storia europea. Questi ultimi sono in qualche modo assolutizzati e di fatto non più considerati come relativi e storicamente determinati. In tal senso l’e. ha svolto un significativo ruolo di supporto sul terreno culturale nell’epoca del colonialismo e in quella dell’imperialismo. Nel 21° sec. esso rischia di riproporsi, sia pure in forme nuove, nel confronto con le altre culture e civiltà favorito dalla mondializzazione”.
Insomma, l’Eurocentrismo è servito all’Europa per spacciare l’Idea – falsa – di una presenta superiorità della civiltà europea nei riguardi delle civiltà di altre regioni del mondo, per esempio l’Africa, e a legittimare e giustificare il colonialismo e/o l’annichilimento di culture native (si pensi alle Americhe).
Il Fallocentrismo è l’Idea della superiorità dell’Uomo rispetto alla donna. Punto.
La Clitoride, si legge nella definizione Treccani, è un organo omologo al pene (omologo e inferiore). Non c’è alcuna ragione, di alcun tipo, per istituire la scena di questa omologia. Prendete Darwin, aprite l’Origine delle specie, non troverete nessuna indicazione che permetta di istituire questa omologia. L’unica istanza che permette l’omologia è l’Idea – ma vado molto a spanne – di Sesso, o l’Idea di Uomo, o l’Idea di Genere, o l’Idea di Specie, eccetera. Affinché si possa trovare una omologia tra una X e una Y, occorre che vi sia un piano comune, un’unità nella differenza. Questa unità - nella differenza degli organi – è rappresentata dall’Idea di Fallo – qui risiede la teleologia. All’origine c’era l’Idea di Uomo (Genesi, 1,26-27), poi l’idea si è incarnata, e dalla carne venne tolta una costola (Genesi, 2,18-23), e dalla costola - non prima dell’imposizione dei nomi agli esseri viventi - dalla costola, impastata seguendo il progetto-uomo, si ricavò la donna; l’uomo disse: Va bene, mi piace, la chiamerò donna.
Nell’Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, Hegel non si scosta minimamente dalla Bibbia.
Quando affronta il Rapporto sensuale, Hegel nota che per via dell’originaria identità della formazione, alla base degli organi genitali maschili e femminili sta il medesimo tipo. Il tipo sessuale originario è bisessuale. Poiché all’origine maschio e femmina hanno lo stesso tipo, in entrambi si trovano le stesse disposizioni di organi. Solo che nella femmina si trova necessariamente l’indifferente, mentre nel maschio si trova lo sdoppiamento, l’opposizione. La Femmina è materia, è animale, è desiderio. Anche l’uomo è materia, desiderio, eccetera. Ma l’uomo è anche Negazione, Sublimazione, Trascendenza, Spirito, Soggetto, Rivoluzione, Idea. [Quando si parla della femmina in termini di maggiore sensibilità, di maggiore prossimità alla vita, o alla natura (magari perché è matrice e betoniera), attenzione!, si riproduce questo stesso modello idealista]
Negli animali inferiori, scrive Hegel, questa identità compare nel modo più sorprendente: In alcune cavallette (per es. Gryllus verruccivorus) i grandi testicoli, costituiti da vasi arrotolati in fasci, sono simili alle ovaie altrettanto grandi, consistenti di ovidotti similmente arrotolati in fasci. Anche nel maschio del tafano i testicoli non sono soltanto formati nei loro contorni interamente allo stesso modo delle ovaie più spesse, più grandi, ma consistono di vescicole quasi ovali, allungate, morbide che con la loro base si ergono sulla sostanza del testicolo, come l’uovo in una ovaia. La scoperta dell’utero femminile nei genitali maschili ha presentato le maggiori difficoltà. Per inesperienza, dice Hegel, si è preso per utero lo scroto, mentre invece proprio i testicoli mostrano decisamente di corrispondere all’ovaia femminile. All’utero femminile corrisponde piuttosto nel maschio la prostata; l’utero scade nel maschio a ghiandola, universalità indifferente. L’ha mostrato molto bene Ackermann nel suo ermafrodito, che ha un utero insieme alle altre formazioni maschili - dice Hegel; ma quest’utero non soltanto si trova al posto della prostata, ma i dotti eiaculatoti (conduits éjaculateurs) passano anche attraverso la sostanza di esso e nella crista galli si aprono nell’uretra. Le labbra femminili della vulva sono gli scroti contratti: perciò nell’ermafrodito di Ackermann erano riempite da una formazione testicolare. La linea media dello scroto infine nella femmina è scissa e costituisce la vagina. In tal modo si comprende perfettamente la trasformazione di un sesso nell’altro. Come nel maschio l’utero scade a semplice ghiandola, così, al contrario, nella femmina il testicolo maschile rimane chiuso nell’ovaia, non viene fuori nell’opposizione, non diventa per sé come cervello attivo e il clitoride è il sentimento inattivo in generale. Nel maschio abbiamo invece al suo posto il sentimento attivo, il cuore che si gonfia, il riempirsi di sangue dei corpora cavernosa e delle maglie del tessuto spugnoso dell’uretra; a questo riempimento di sangue [attivo] maschile corrispondono poi nella femmina le mestruazioni [passive]. La ricettività dell’utero, come rapporto semplice, in tal modo nel maschio è scisso nel cervello produttivo e nel cuore esterno. Il maschio dunque, attraverso tale distinzione, è il lato attivo, la femmina quello ricettivo, poiché essa rimane nella sua unità non sviluppata.
Al gradino più basso della scala della vita, nella vita vegetale o animale, si è incapaci di una «differenza da sé», di porre il negativo – dice Hegel. Si rimane natura. La donna non si differenzia da sé perché è natura, è più vicina alla natura, alla pianta, all’animale [grugnisce e gode, come la scrofa, senza ragionare, senza cervello, per desiderio ferino; si piega, succhia e squittisce, come la zoccola, senza trasporto, senza pensiero – d’istinto; si lascia sdraiare o si piega, e bela e canta come la pecora – fa, mossa dall’appetito], mentre l’uomo è più in alto nella scala. La differenza sessuale riproduce l’opposizione gerarchizzata della passività all’attività. Hegel determina spesso, espressamente, la Ragione come Attività [Derrida, Glas].
La femmina umana che [Derrida, Glas] non ha sviluppato la differenza o l’opposizione, si mantiene più vicina alla pianta. Il clitoride è più vicino al Crittogame delle piante.
[L’uomo esce da sé, si reifica nella donna, che è materia, e si rigenera, si riproduce, ritornando a sé, ritornando all’origine; il circolo si chiude, nel figlio rivive il padre, nel figlio c’è il padre, il padre si divide in padre e figlio, lo sperma investito porta lo spirito del padre che penetra la donna – pura materia, supporto inerte, pianta – e si ri-leva, si ri-genera, ritorna come capitale maggiorato del frutto].
Lo spirito o Dio si auto-genera o si auto-insemina naturalmente, non tollera la differenza sessuale. Si dissemina per finta [se si disseminasse per davvero, il seme andrebbe alla deriva con la madre, non tornerebbe al padre, o, se tornasse al padre, tornerebbe – o potrebbe tornare – alterato, imbastardito, ex-propriato]. In questa finta è immortale. Come la fenice [Derrida, Glas].
L’Aufhebung della differenza sessuale – dice Derrida - è, manifesta, esprime – strictu sensul’Aufhebung stessa in generale.

 

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* Vincent Di Marino is an emeritus professor of Anatomy at Aix-Marseille University (Faculty of Medicine), former director of the Renal Transplantation Center at Sainte-Marguerite Hospital in Marseille, and former director of the Anatomy Laboratory at the Aix-Marseille University (Faculty of Medicine) in Marseille (France). Currently, his research topics are focused on the central nervous system and the pelvis.

Hubert E-Marie Lepidi is a professor of Histology at Aix- Marseille University (Faculty of Medicine) and a pathologist at La Timone Hospital in Marseille, France. He is specialized in hematopathology, cardio-vascular diseases and infectious diseases. His research focuses are on inflammatory reactions and the study of histologic samples in anatomy laboratories.

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