Milf, Toy Boy e Seccabbal

 

 

Da qualche tempo non appena apri una pagina web escono fuori le MILF. I post con MILF appaiono soprattutto su Facebook. Siccome questo social profila gli utenti, mi è sorto il dubbio che le apparizioni riguardino solo me.
Appaiono anche a vuoi gli annunci di MILF?
Le MILF, come si può leggere su dilei.it, sono donne di una certa età che possiedono determinati requisiti.
Quali siano i requisiti lo si capisce aprendo le pagine di “Video Porno di MILF su AMAPORN”, “Porno @ CuloNudo.com” - ce ne sono davvero tante, segno che il tema tira molto.
Negli ultimi anni – si legge ancora su dilei.it -, con l’emancipazione del sesso femminile e la tendenza a mantenere il corpo giovane e in forma, le donne riescono a essere bellissime anche con l’avanzare degli anni. E se fino a poco tempo fa era l’uomo a diventare più affascinante con la maturità, oggi si può dire lo stesso della donna. Le creme antirughe permettono di avere sempre una pelle radiosa.
Insomma, fino a poco tempo fa andare a caccia era una prerogativa del sesso maschile, adesso, grazie all’emancipazione del sesso e alle creme antirughe, anche le quarantenni possono uscire e cacciare la preda desiderata.
La preda è il toy boy, lo sbarbato inesperto e arrapato.
Nel 1991, io peppe e massimo, fantasticavamo di un bar a Milano – il bar Astoria – frequentato da tardone a caccia di giovani arrapati come noi tre. E progettavamo una spedizione per sincerarci della notizia e reclamare la nostra parte di sesso sfrenato con le rodate tardone.
Poi non se ne fece nulla, ci venne il sospetto che forse si trattava solo di un mito.
Oggi le cose sono cambiate, e le MILF ci sono davvero. Anche perché oggi, più di ieri, i miti creano mostri, e questi mostri si chiamano MILF, e le MILF si aggirano assatanate nei corridoi e negli spogliatoi delle fabbriche e degli uffici, in cerca del proprio toy boy, e anche per avere conferma che il mito è qui, che funziona, che espleta appieno la sua missione, che la crema di 40 euro era davvero miracolosa, che la ginnastica e la dieta hanno funzionato, che il reggiseno, anche senza ferretto, spacca, e che portare un dildo nella borsetta è strafico.
Questo mutamento di costumi non ha mancato di produrre una serie di effetti, anche indesiderati. L’impiegata o l’operaia, una volta trasformatesi in MILF, sono assediate da una serie di maschi arrapati, i Seccabball, non sempre giovani e muscolosi, che reclamano un contatto intimo di alto livello pornografico.
Dopo una o due conferme, la MILF si scoccia, e come ogni persone di questo mondo, vuole tornare alle sue faccende quotidiane, e lasciare il ruolo a qualche collega più spensierata. Ma non è facile uscire dal giro.
Il perché ce lo spiega il Professor Silvano Petrosino, docente alla Cattolica di Milano.
Innanzitutto, bisogna dire che con il fenomeno MILF non c’entrano niente né la liberazione del sesso femminile, né il femminismo, né la libertà economica delle donne, né altre panzane di questo tipo.
Anche se sul mercato librario si trova una vasta produzione scientifica, soprattutto statunitense, che ascrive al femminismo l’ascesa del fenomeno MILF e della perniciosa e compulsiva sessualizzazione dei rapporti interpersonali, non bisogna dargli troppo credito. Come non bisogna accordare credito a chi, sul versante sociologico, attribuisce la copulazione coattiva sfrenata alla possibilità di avere un reddito e una vita economica indipendente da quella della famiglia di origine o della famiglia acquisita. Come non bisogna dare credito a tutti quelli che spiegano il fenomeno con il successo di pubblico di una certa letteratura erotica o di telefilm come Sex and the City. Anche se devo confessare che certe mie amiche del dormitorio cattolico di via San Vittore a Milano, di Sex and the City avevano registrato le cassette, all’occorrenza proiettate la sera con ossessivo compiacimento.
Nemmeno l’aumento di divorzi o la cornificazione esasperata, i separati in casa, la coppia aperta o la coppia che fa finta di niente, perché c’è il mutuo da pagare, e andare a vivere da soli costa troppo, nemmeno quelli che si seccano a dover ricominciare tutto daccapo, perché tanto è la stessa solfa, e non si esce dal circuito marito-corna-marito-altre-corna, nessuna di queste circostanze è in grado di dare una giustificazione esaudiente e definitiva del fenomeno delle Milf.
Secondo il Professor Petrosino il fenomeno si spiega in base alla costituzione fondamentale del soggetto.
Il fenomeno non deriva da una moda culturale, da un cambiamento nei consumi, da una presunta liberazioni del sesso, dal femminismo, dal permissivismo, dalla fine dei grandi racconti, dal venir meno di motivazioni etiche o politiche forti, nemmeno da uno stato psico-sociologico quale il narcisismo, oppure dal liberismo sfrenato, dal consumismo, dalla riduzione del corpo ad oggetto, dalla mercificazione generalizzata, dall’apertura delle cataratte, dalla figa è mia e ma la gestisco io, da abbasso Hegel riprendiamoci la nostra vita, dalla differenza di genere, dal trans-genere, dal queer, e via discorrendo.
Tutto si spiega in base alla costituzione fondamentale del soggetto. Il cui fondo – traduco alla buona il pensiero di Petrosino – è sfondato, è come lo stomaco di quelli che non si saziano mai, e non perché non c’è cibo a sufficienza, ma perché il cibo non è la risposta adeguata a placare la sensazione di fame.
La fame di sesso delle Milf non corrisponde ad un bisogno, ma a un desiderio.
Il bisogno, Scrive Petrosino, si soddisfa senza troppi turbamenti. La donna ha sempre una cognizione chiara e distinta di ciò che le manca. Sente il bisogno di un gelato, entra in una gelateria e si soddisfa, e la faccenda è chiusa.
Nel caso del desiderio, invece, il gelato non placa la voglia. Il desiderio, anziché essere placato, viene addirittura esasperato.
Il consumo compulsivo-ossessivo di gelati si spiega proprio con la natura del desiderio.
Il desiderio – spiega Petrosino – non può essere soddisfatto da un oggetto. Perché ciò che nel desiderio si manifesta è un vuoto interiore, una cicatrice, un marchio, che nessuna esperienza mondana può cancellare o colmare.
Mentre il bisogno si riferisce sempre a questo o quel giocattolo sessuale, con il quale, all’occorrenza, soddisfare una minuta voglia, il desiderio aspira ad una interezza, ad un completamento, ad un senza limite, che solo il grande amore, il vero amore, la piena felicità, l’assoluto riconoscimento, l’amore perfetto, la passione sconfinata, la fiducia totale, possono quietare.
Il desiderio punta verso l’amore infinito. Ma poiché nel mondo la Milf  incontra solo esseri finiti, che, seppure adorabili e fortemente appetibili, non possono nascondere i segni delle loro peregrinazioni terrene (nonostante le creme e le diete), il suo desiderio è costretto, nella ricerca infaticabile dell’amore infinito, a passare in rassegna tutti i toy boy disponibili. Lo scambio di partner, che avviene in tempi sempre più rapidi, finisce per mimare l’infinito.
Un infinito pieno, e, per così dire, metafisico, viene sostituito da una empirica e infinita sostituzione di partner.
La lieve insoddisfazione che coglie la Milf dopo l’ennesima copula, non è generata dalla delusione per la poca intraprendenza del toy boy che ha per le mani. Anzi, riguarda proprio il toy boy che ha acciuffato. Ma non lui in particolare. Riguarda lui, ma in quanto esemplare di un genere sostituibile.
È il fatto di essere membro di una serie che lo rende sostituibile.
L’essere intercambiabile lo rende meno appetibile, meno in grado di soddisfare un bisogno sconfinato.
Anche se bisogna dire – confessa il Professor Petrosino – che non è raro il caso di quelle Milf che scambiano un infinito empirico per un infinito metafisico. Di quelle Milf, insomma, che in mancanza del grande e insostituibile amore, si illudono di poter soddisfare con tanti piccoli amorini occasionali un desiderio senza fondo.
Il giovane inesperto, o il vecchio Seccabball acculturato, scambiano spesso il senza fondo della Milf per una presunta pulsione erotica originale, battezzata nei filmetti hard col termine para-scientifico di ninfomania. Non ci sono ninfomane. Mettetevi una mano sulla coscienza, e datevi da fare in altro modo.
Il destino del desiderio, sembra suggerire Petrosino, è sempre quello di trasformarsi in bisogno. Il bisogno è la faccia diurna del desiderio, la sua espressione possibile, la sua più vivida intenzione manifesta.
Il desiderio è un parassita del bisogno. Senza il bisogno non vedrebbe mai la luce del giorno. Ed è costretto a migrare da un bisogno all’altro, perché il bisogno, una volta soddisfatto, cessa di esistere.
Il desiderio è il pidocchio del bisogno, così come l’io (Gadda) è il pidocchio del pensiero.
Perché il desiderio, al contrario del bisogno, che trova sempre la propria soddisfazione, è senza fondo?
Il senza fondo, scrive Petrosino, è un buco nero nel cuore dell’uomo, di esso non si sa, e non si può sapere, niente, e non può essere tamponato con niente. È come il buco nero in mezzo all’occhio, al quel è attaccato quel nervo che non può essere visto e che garantisce la visione. Ciò che permette la visione – il nervo ottico – non può essere visto.
Ciò che fa emergere il bisogno (il desiderio) non può essere soddisfatto.
La transustanziazione dal desiderio al bisogno è la stessa che si compie nel denaro. Il denaro, come il toy boy, incarna il desiderio. A differenza del toy boy, e nonostante i suoi sforzi per conformarsi ad un modello standard di indistinguibile bellezza e splendore psico-fisico, il denaro può incarnare ogni desidero.
Il denaro - scrive Petrosino – è il mezzo per eccellenza del desiderio. Il suo possesso garantisce la convertibilità senza limiti di ogni desiderio in qualsivoglia oggetto mondano. Permette al desiderio, e alla sua trasformazione in bisogno, di non incontrare sulla strada alcun limite. Anche in questo caso, tuttavia, l’oggetto comprato, dopo un po’, perde il suo appeal. Per un certo periodo la persona si beerà, e l’inquietudine troverà pace nel possesso del nuovo gadget. Ma la carica del gadget è destinata ad esaurirsi e ad accendere l’ossessione maniaco-compulsiva di spendere più denaro, di lasciarlo fluire dalle nostre tasche in quelle di venditori di splendidi e tecnologicamente dotati personal gadget.
Il successo di quei negozi che vendono tutto a un euro, o di quei gran magazzini di vestiti - Primark, H&M e Zara - che promettono una vita chic con appena 13 euro, è forse dovuto alla convinzione, sempre più propagata dai social, che il desiderio può essere placato.
Non so se sono riuscito ad essere fedele al pensiero di Petrosino. D'altronde, quando ci sono di mezzo sesso e soldi, pretendere la fedeltà è come pretendere la santità – così credono le milf e i toy boy. I seccabbal come me sono un po’ più tradizionali.

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