Madame de Sade

 

Nessuno dei miei amici delle scuole superiori ha figli.
Chissà perché!
All’ultimo Festival di San Remo Marianne Mirage ha cantato una canzone scritta da Francesco Bianconi, quello dei Baustelle, quello di Charlie fa surf e di Colombo.
Mentre Marianne Mirage si muoveva come Cher in Bang Bang, un po’ funky, un po’ sexy e un po’ Lady Gaga, e il pubblico televisivo pendeva dalle sue labbra e già l’amava, lei rispondeva che non vuole più amore, per tutta la vita, non vuole più innamorarsi, fa troppo male, tutto fa male. Vuole essere libera, e non subire più il fascino del mondo, un mondo in cui anche solo la parola amore fa male da morire.
Bingo!

L’amore per i figli toglie la libertà.
È quello che devono aver pensato anche i miei amici. I quali, adesso, mentre io cambio i pannolini, e mi sveglio la notte al pensiero della copertina scivolata ai piedi del lettino, si aggirano per le vie delle città, e dalla torre degli asinelli sputano sui pedoni, negli scolli delle signore, sui cappelli dei benpensanti, sulle t-shirt delle bambine e sui cani al guinzaglio, e intanto in loro cresce il desiderio di rinunciare al mondo.
Non si possono volere i figli senza volere il mondo che li accoglie. E questo mondo è popolato da genitori coscienziosi che vivono e non possono non vivere come gli altri genitori, i quali portano i figli nelle stesse scuole, dove vengono addestrati a diventare adulti diligenti, dove indossano le stesse sneakers, gli stessi leggings, le stesse magliette con i soliti pupazzi dei soliti cartoni animati di rai yoyo, e li indossano perché anche la più piccola differenza, una smagliatura nella calzamaglia, un buchino nella scarpina, un taglio di capelli troppo estremo, o sono davvero eccentrici e il contrario di ciò che ci si aspetta, e allora sono accettati come un segno di opposizione ben venuto e rinvigorente il legame sociale, oppure sono trattati come una balbuzie appena accennata, una lieve discalculia e cazzate simili, che indirizzano verso la medicalizzazione spinta e il  Metilfenidato cloridrato (MPH).

I  miei amici non vogliono figli, vogliono essere liberi dall’orgoglio di vederli crescere in questo mondo, liberi dall’orgoglio di vederli tirare fuori le zanne per aggredire il prossimo, anche quando queste zanne sono i loro seni tondi e le cosce lucide, gli arti torniti o scolpiti dall’esercizio fisico, o la mente affinata da informazioni modulari rinvigorite da tonnellate di howto e indossate come una luccicante corazza di spine dell’ipocrisia, per trafiggere e soffocare chi si avvicina. Una corazza creata con materiali conformi alle opinioni della gente, una corazza che, anche quando offende l’occhio del prossimo, lo fa sempre per attirare l'attenzione, lo fa sempre per il piacere di sollecitare l’approvazione, anche se questa approvazione dovesse passare attraverso una temporanea o duratura disapprovazione. Conosciamo bene l’atteggiamento. Lo abbiamo visto all'opera tantissime volte. È l'atteggiamento di quegli eroi moderni che contestano il mondo, ma solo perché non è guidato da loro o dai loro figli, e che aderirebbero alle consuetudini (e in effetti vi aderiscono), e che giacerebbero, come se niente fosse, con le convenzioni, con la morale e con la normalità, fino a gemere di piacere, solo se li si lasciasse infilare la loro chiave nella serratura del mondo e si lasciassero loro spalancare le porte alla lussuria. Ma che in realtà, dice Mishima [Madame de Sade], sono persone che disprezzano ciò che non sanno concepire, e tutti, se vedono una rosa dicono che è bella, e se vedono un serpente dicono che incute spavento. Sono persone che, dice Mishima, appena vedono una personalità come quella di Sade, reagiscono come la Signora di Montreuil, suocera del Marchese e mamma di Renée de Sade.
Alla vigilia della rivoluzione, Scrive Mishima in Madame de Sade, la famiglia Montreuil, appartenente alla piccolissima borghesia impiegatizia di città, vede nel Marchese de Sade un buon partito per la figlia più grande, Renée.
Una volta celebrato il matrimonio, tutto si capovolge, e quello che doveva essere un guadagno si trasforma in una perdita. Si scopre che il Marchese è un mostro di perversione, fermato e condotto nelle segrete di Vincennes, con gande disonore per la Signora di  Montreuil e per tutta la sua famiglia.
Nel 1790, nove mesi dopo lo scoppio della rivoluzione francese, le carte si rimescolano, e tutto si capovolge di nuovo.
Da quando l’Assemblea Costituente ha annullato i mandati d'arresto ordinati dal Re, dice la Signora di Montreuil, la legge e la giustizia, in cui ho creduto per tanti anni, sono morte. All'improvviso tutti i colpevoli, tutti i pazzi rivedranno il sole.
Per gente come la Signora di Montreuil, gente comune, gente col pelo sullo stomaco, basta un cambiamento di fronte per ribaltare una situazione negativa. La rivoluzione, per questa gente, è sempre un cambiamento di fronte. La rivoluzione è sempre uno scenario politico, una sorta di geopolitica, un fronte – insomma - una topica manichea. Da una parte ci siamo noi (il bene) e dall’altra ci siete voi (il male). Per questa gente basta una rivoluzione per riportarsi sulla retta via. Le forze che si oppongono, pensa questa gente, sono intercambiabili, ed è una mera contingenza che ci si trovi gli uni da una parte e gli altri dalla parte opposta. Il fronte a fronte, il confronto, l'identità sul fronte - e che cos’è tutta la panzana geopolitica che ci somministrano i giornali, anche i giornali specializzati, se non  la panzana del fronte, del fronte a fronte, dell'identità che si raffronta al fronte, che si bea di sé, come si beano i dirimpettai quando sfoderano la coperta al passaggio del santo patrono? - il fronte a fronte, per questa gente, è la rivoluzione, e la rivoluzione è sempre e solo un cambiamento di fronte.
Dire che la signora di Montreuil ha incontrato il nichilismo spinto non è un’esagerazione. Per lei non c’è alcun motivo trascendente, c’è solo e sempre l’ego, il proprio ego, il proprio piacere, il proprio tornaconto, la propria volontà o il volerne di più, l’essere attaccati alla vita. Non c’è nulla che la leghi all’aldiqua più di quanto la leghi all’aldilà. I fronti sono intercambiabili. È solo una questione di quantità, di potenza, di potere, di godimento. Sto dove posso stare, e dove mi si permette un maggior godimento: geopolitica alla stato puro.
E siccome la rivoluzione ha capovolto il mondo, pensa la signora di  Montreuil, tanto vale stare con i mostri e i pazzi.
Al che la figlia Renée, moglie del mostro, risponde che non è proprio così, la rivoluzione spazza via il fronte stesso, di qua e di là dal muro le persone non saranno più le stesse. Non è un capovolgimento di fronte. Tuttalpiù è una dislocazione del fronte. E comunque, quando il fronte si disloca niente rimane come prima, nemmeno il concetto di fronte, figurarsi il concetto di amico e nemico su cui tanta geopolitica riposa in pace.
La rivoluzione, dice sempre René alla madre, è una rinuncia al mondo.
E tu davvero vuoi rinunciare la mondo? - chiede la Signora di  Montreuil.
Si. - risponde Renée.
Proprio adesso che tutto si è capovolto e che tuo marito esce di prigione e che finalmente potreste vivere insieme? - chiede la Signora di  Montreuil.
Adesso che tutto si è capovolto - continua la Signora di  Montreuil - non mi opporrò più alla vostra unione, e tu potrai rimanere al fianco di Sade sino alla morte. Per quale motivo tu adesso desideri rinunciare al mondo? Ormai il mondo si è rovesciato. La buona fama del casato non ha più importanza, non vi è neppure bisogno di salvare le apparenze. Non vi è più nulla da difendere, e così se Sade tornasse libero non si verificherebbe alcun inconveniente. Se, dopo la rivoluzione, a tutti sarà permesso comportarsi secondo il proprio arbitrio, chi potrà condannare le stranezze di Sade?
Ascolta Renée – dice la Signora di  Montreuil – sinceramente io ancora lo considero un incorreggibile furfante. Ma ora il mondo appartiene ai pazzi, ai carcerati e ai poveri. E lui riassume in sé tutte queste caratteristiche. Vi è anche l’eventualità che, proprio in virtù di questo, lui diventi il tesoro della nostra casa.
Mamma – risponde Renée – ma voi intendete servirvi di lui. [Una pietra tombale per Storia della follia di Foucault.]
No, no, aspetta, fammi spiegare – risponde la Signora di  Montreuil. Nel vortice di questi tumulti rivoluzionari potrebbe accadere che l'indegna condotta del Marchese de Sade sia oggetto di acclamazione, che sia onorato solo perché è un individuo eccentrico, che l’aver fino ad ora meritato il disprezzo del mondo divenga una prova d’innocenza, e il precedente di essere stato imprigionato nelle carceri reali sia un titolo di onore che superi ogni altro. Ecco come cambia il mondo. Quando l’oro è proibito, non solo l’argento, ma anche il rame e il piombo diventano arroganti. E in effetti sia l’argento che il rame e il piombo si equivalgono «nel non essere oro» [virgolette di Mishima, alla lettera] se soltanto riuscisse a comportarsi con astuzia [l'astuzia della ragione di Hegel], lui forse potrebbe essere l’unico nobile a non venire impiccato ad un lampione. I vizi di Sade saranno forse un certificato d’indulgenza plenaria per lui e per l’intera nostra famiglia, almeno per me e per te, visto che tua sorella Anne è già pronta per scappare a Venezia.
Che importanza può avere - continua la Signora di  Montreuil -, se ha frustato cinque o sei prostitute? Se ha versato un poco del loro sangue? Se ha fatto inghiottire loro della droga? E se anche avesse soppresso per errore un paio di ragazze, che importanza potrebbe avere? L’antagonista, contro cui ho combattuto per vent'anni con tutte le mie forze, era solo uno che faceva questi brutti scherzi puerili. Perché proprio adesso che Sade esce di prigione, e tutto è a vostro favore, perché proprio adesso vuoi rinunciare al mondo, vuoi fuggire dal mondo?
Quando sono andata a trovarlo in prigione per l’ultima volta – dice Renée – Sade mi ha consegnato un terribile libro intitolato Justine. È la storia di due sorelle rimaste orfane e in balia del mondo. La sorella minore, che cerca di difendere i suoi principi lottando, è colpita da ogni sorta di sventura, mentre la maggiore, attaccata al vizio, viene favorita in ogni modo dalla fortuna, prospera in ricchezze. L’infelice Justine, nonostante l’animo nobile e la condotta integerrima, viene di volta in volta  disonorata e maltrattata, le strappano le unghie dei piedi, le estirpano i denti, la marchiano con un sigillo rovente, la rapiscono e, momento cruciale, quando sta per essere punita per un crimine che non ha commesso, ritrova la sorella Juliette, ne è salvata, e può finalmente godere di una traboccante felicità; ma solo per un attimo, perché muore in modo atroce, colpita da un fulmine.
Sade – dice Renée – ha scritto ininterrottamente questo libro, giorno e notte, nella sua cella. A quale scopo? Non è forse un peccato scrive una storia così terribile?
Quando lessi il libro di Sade – continua Renée – compresi perfettamente, e per la prima volta, cosa egli stesse realizzando in prigione. E se la Bastiglia fu demolita da una forza esterna, egli spezzò la sua prigione dall'interno, senza servirsi neppure di una lima. La prigione fu distrutta dal dilatarsi della sua forza. Si può dire che, dopo, egli rimase nella sua cella per scelta. Le mie lunghe sofferenze, il mio aiuto affinché potesse evadere, i miei tentativi perché fosse graziato, la corruzione dei carcerieri, le suppliche ai direttori; tutto fu vano e privo di senso. Egli ha tentato di edificare un grande tempio con i vizi incorruttibili piuttosto che con la vacuità dei piaceri della carne che svaniscono nel momento stesso in cui si consumano. Ha tentato di costruire in questo mondo le norme stesse del vizio più di singoli misfatti, le leggi più delle azioni, una notte immensa destinata a durare eternamente più di una sola notte di piaceri, un regno di fruste più di uno schiavo della frusta. Sade, unicamente affascinato dal distruggere, ha finito con il costruire. Qualcosa per me incomprensibile è nato in lui e ha creato, nel male, il più puro cristallo di nefandezza. Mamma, questo mondo in cui abitiamo è il mondo creato dal marchese de Sade.
Che dite! - esclama la Signora di  Montreuil, facendosi il segno della croce.
Quell’uomo – continua Renée – non possiede più un’anima. L’anima che gli ha ispirato quegli scritti non è umana. È totalmente diversa. Un uomo che si è disfatto del suo cuore ha imprigionato l’intero mondo umano dietro a una grata di ferro, attorno a cui si aggira facendo tintinnare la chiave. È l’unico a possedere la chiave. Ormai non è più a portata della mia mano. Non mi è rimasta neppure la forza per tendere veramente le mani dalla grata e implorare pietà. È l’uomo più libero che esista. Le sue mani toccano le estremità dei tempi e degli spazi, egli raduna la totalità dei vizi e sale sopra di loro nel tentativo di riuscire, fra poco, a toccare con un dito l’eternità. Sade ha costruito una scala segreta che sale al paradiso.

Yukio Mishima, Madame de Sade, 1965 - Guanda

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