Economia

Come rubare i gioielli di famiglia

In questi giorni si è fatto un gran parlare della vendita di alcuni asset strategici (pezzi da novanta) dell'industria italiana. Si tratta della Telecom e dell'Alitalia. Due aziende, a dire il vero, che non se la passavano bene.
Perché non se la passavano bene?
Per via del fatto che l'offerta nei due settori è strutturalmente superiore alla domanda. Tradotto terra terra, ci sono troppo ditte che offrono servizi telefonici, e ci sono troppe ditte che offrono voli a prezzi sempre più stracciati. C'è un'accesa concorrenza al ribasso. E ci sono scarsi spazi per introdurre servizi nuovi. Si vedano le compagnie aeree. Ci manca solo di far viaggiare i passeggeri in piedi o far volare gli aerei senza carburante (vedi ryanair), ma poi si è arrivati all'osso.
Cosa vuol dire tutto ciò in termini economici?
Vuol dire che il margine di profitto è basso o prossimo allo zero. Investire in questi settori, con l'obiettivo di staccare una cedola, non ha senso.

Dottrina Sociale della Chiesa e teoria economica - Luigi Pasinetti

Che rapporti ha la dottrina sociale della chiesa con la teoria economica? Nel 2010 al VII Simposio internazionale dei docenti universitari organizzato dal Vicariato di Roma a chiederlo è Luigi Pasinetti. Come mai, chiede ancora Pasinetti, è solo nel 1891 che la chiesa, con la lettera enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, si interessa di economia? Eppure la chiesa ha una storia bimillenaria. Come mai?
Perché, nel corso degli ultimi millenni, di eventi economici veramente importanti ne sono successi solo due.
Il primo di questi eventi è la rivoluzione agricola. E la chiesa ancora non esisteva. “Circa 8.000-10.000 anni fa, probabilmente tra il Tigri e l'Eufrate, è avvenuto il primo evento economico decisivo per l'evoluzione storico-economica dell'umanità – ciò che gli storici economici hanno chiamato la Rivoluzione Agricola.”[70]
Il secondo evento è la rivoluzione industriale del 1700.

Giovanni Mazzetti: L'eutanasia del percettore di rendita

Nel mese di ottobre è uscito presso Asterios Editore l'ultimo libretto di Giovanni Mazzetti, professore di Politica dello sviluppo economico.
Nel libretto non c'è nulla che il professore non abbia già ampiamente discusso nei suoi libri precedenti, persino in Scarsità e redistribuzione del lavoro, del 1986, a parte qualche considerazione sul governo dei tecnici, sulla moneta, e un decalogo di cose da fare per uscire dalla crisi.
Non sarebbe male se qualche partito di sinistra, anziché copiare i programmi degli altri concorrenti, copiasse i dieci punti, e li incollasse nel proprio - di programma. Farebbe sicuramente la felicità del Prof. Mazzetti.
Per facilitare il compito allo staff di Bersani, di Vendola, di Di Pietro, Di Nencini, di Rutelli, di Rosi Bindi, di Di liberto, Di BeppeGrillo.it, Di Casini, o di Renzi, in coda ad alcune considerazioni sparse, trascriverò integralmente i 10 punti.