Delirico

Blu Marino

 

Dentro il guado della vita passiamo a scaraventare il nostro ego

quando il tempo risale la corrente possiamo innervarci nell’oro

a memore ritmante polvere argentata, poi piombo, per il fungere

dei nespoli cristallini piantati dalla donna dalla maschera angelica,

ma con la mano sinistra dei soffocamenti - 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

dove luce il quadrare degli eventi un cerchio speme le viole.

 

 

 

 

Regni sbeccati

Tra la cenere delle barbarie muoviamo i passi
noi come umanità incatenata allo stralcio dei denari
compiamo guerre e straziamo gli urli dei bombardati
quando la parola pace troverà spazio nel visibile
saremo anche noi pane di pace, cibo d'anima.

-

Trovami, se solo potessi vedermi
un barlume di luce, un punto dove equilibrare
la stasi e nelle notti di plenore, volgimi al termine,
tu che spazzi via resti di castagno nell'ombre -

amami come sei, sul filo teso dei funamboli.

Contro le mafie

Voi che sparate voi che uccidete
siete solo dei caroselli per bambini
che al posto della musica suonano i bossoli - 
 
liberi noi siamo dalla vostra tenaglia
anche se continuerete a strappare vite
noi vi costringeremo a estirparvi l’un l’altro
 
perché i vigliacchi non usano parole
e con le parole si pentono, 
solo per un pugno d’anni in meno.

Traimi

Traimi dal pozzo 
dove si specchia
il vento vorace - 
 
queste cose le dico,
le dico a te, corpo  - 
 
e nel fulgore della notte
gioco a scacchi con i poveri.
 
 

La Tela Bianca

Quest'impervio bianco imperituro
si strappa nelle mia mente e tiene
bagliori di silenzi e pennellate
dove vividi sentimenti di roccia
accolgono la mano e il gesto,
 
 
mostra della bellezza 
frammista al sangue.
 
 
 

Il licenziato

Servono occhi di giada
per portare gli sperperi dei sogni
nelle mani della morte,
 
Tu li apri, li restringi un attimo
con le mani insanguinate
e uno spiraglio come scenario
 
 
la tua vita in frantumi
e quel poco che hai salvato
nelle mani di un teschio ridente.
 

Passeggiando

 
Erra e non torva si spiana la strada
dove cumuli erano posati a far da specchi,
brividi luminescenti attirano il cielo  - 
 
 
sopra i passi del cieco il bastone.
 
 

Silenzio

Corrono gli elusi corpi
dove abbaia la fine del mondo,
giovani creature che strappano 
alla vita un periodo di senso . 
 
e poi l’avvinta calca
dei derisi spegne l’ombra
e il canto mentre a morire
rimaniamo, consci - 
 
a parlare dialetti di cristallo,
a celare l’ultima aurora.